Il Fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati è stato sbloccato, con il bando atteso nell’autunno 2026. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha indicato questa scadenza in collegamento con la festa nazionale dell’Udc. La misura, introdotta dalla legge di Bilancio 2026, è destinata ai genitori non assegnatari della casa familiare di proprietà che devono sostenere il costo di un nuovo affitto dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza.
L’erogazione resta subordinata al decreto attuativo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze. L’obiettivo è versare i primi contributi entro la fine dell’anno.
Le risorse e gli importi del contributo per l’affitto
Il bonus affitto, fortemente voluto da Salvini, dispone di 20 milioni di euro l’anno, per una copertura complessiva di 60 milioni nel triennio 2026-2028. L’obiettivo dichiarato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è raggiungere una platea stimata di circa 15.000 beneficiari nell’arco dei tre anni, partendo da una prima tranche di almeno 5.000 persone nei prossimi mesi.
Il contributo coprirà il 50% del canone di locazione della nuova abitazione, fino a un massimo di 500 euro al mese e di 6.000 euro l’anno. La durata prevista è di dodici mensilità; nelle intenzioni del ministero, il sostegno dovrebbe poter essere rinnovato.
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva accelerato sul decreto attuativo lo scorso agosto. Le interlocuzioni con il ministero dell’Economia e delle Finanze sono iniziate in estate, con l’intento di arrivare al provvedimento in autunno e consentire l’erogazione dei primi aiuti entro la fine del 2026.
Salvini ha affermato: «Quest’anno daremo un contributo a migliaia di genitori separati che perdono la loro casa e spesso pagano anche il mutuo della loro vecchia abitazione, oltre a quello dell’affitto. Per questa manovra ho tolto il criterio dell’Isee e messo quello della dichiarazione dei redditi: si tratta di una misura di equità e buonsenso, pensata per contrastare una forma di disagio abitativo troppo spesso ignorata».
I requisiti di accesso e la domanda telematica
Il sostegno è rivolto ai genitori separati o divorziati che non risultano assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà. Per accedere al contributo, le condizioni richieste dovranno essere soddisfatte contemporaneamente: dalla presenza di un figlio a carico alla regolarità del contratto di locazione e dei versamenti dell’assegno di mantenimento.
È richiesto almeno un figlio fiscalmente a carico di età non superiore a 21 anni. Il decreto attuativo dovrà precisare il significato esatto di “figli a carico”, uno degli aspetti per i quali si attendono ulteriori indicazioni.
Il limite economico indicato è un reddito annuo ai fini Irpef non superiore a 35.000 euro. Non sarà richiesto l’Isee: come ha spiegato Salvini, il riferimento sarà esclusivamente la dichiarazione dei redditi. Il tetto, anticipato in attesa del decreto, dovrà trovare la sua definizione nel provvedimento attuativo.
Il genitore dovrà inoltre avere un contratto di affitto regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate ed essere in regola con il versamento dell’eventuale assegno di mantenimento. Il contributo non è cumulabile con altri aiuti all’affitto.
Le richieste dovranno essere presentate attraverso una procedura interamente telematica. Il calendario preciso non è ancora stato definito: il decreto attuativo dovrà stabilire le modalità per fare domanda.
