Il Movimento Per La Verità è stato presentato da Fabrizio Corona su YouTube lunedì in tarda serata, con un simbolo e un pacchetto di proposte che va dalla legalizzazione delle droghe e della prostituzione a interventi su immigrazione, sanità e fisco. L’ex agente fotografico ha definito la nuova formazione “liberale e antisistema” e si è paragonato al «nuovo Berlusconi», attaccando il governo di Giorgia Meloni e i partiti tradizionali.
Quanto al lavoro, Corona chiede una stretta sull’uso dell’intelligenza artificiale quando viene impiegata per rimpiazzare i dipendenti. Inoltre, il programma tocca immigrazione, sanità e tasse. La proposta, nelle sue parole, mira a impedire che la tecnologia sostituisca posti di lavoro senza tutele.
Tuttavia, il lancio politico si scontra con un dato non aggirabile: la condanna definitiva riportata in passato produce un effetto diretto sulla possibilità di concorrere personalmente alle cariche elettive. Non incide invece sulla facoltà di promuovere un soggetto politico o di sostenerne il programma.
Fabrizio Corona Movimento Verità, condanna definitiva e interdizione per Trezeguet
Sul piano legale, l’ostacolo si chiama interdizione perpetua dai pubblici uffici, pena accessoria legata alla condanna per estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali ai danni di David Trezeguet, ex calciatore della Juventus. La Cassazione ha reso definitiva la sentenza nel gennaio 2013: cinque anni di reclusione, 1.000 euro di multa e l’interdizione.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, Corona aveva chiesto 25mila euro al giocatore per non pubblicare fotografie che lo ritraevano in compagnia di una donna. L’articolo 28 del Codice penale stabilisce che tale pena priva, tra l’altro, “del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale”. Finché resta efficace, dunque, non può candidarsi.
La fine della detenzione non ha cancellato la misura: l’interdizione è autonoma rispetto alla reclusione. Di fatto non risultano atti pubblici che ne attestino la cessazione, per cui il divieto continua a operare. Il limite, quindi, riguarda l’accesso alle cariche, non la possibilità di promuovere un movimento o di orientarne le scelte.
Il precedente di Catania e cosa può fare oggi
La candidatura al Consiglio comunale di Catania era stata annunciata nel 2023, nella lista del Movimento popolare catanese a sostegno del candidato sindaco Giuseppe Lipera. Il nome di Corona, però, non è mai arrivato sulla scheda proprio a causa della condanna. «Purtroppo non ci siamo resi conto che era ancora in piedi la limitazione della pena accessoria», aveva spiegato allora.
La guida del movimento resta invece possibile. Può fondare un partito, scriverne il programma, sostenerne le battaglie e fare campagna elettorale; può cercare alleati ed elettori, senza che ciò comporti una sua candidatura personale. Da qui l’enfasi sul progetto appena presentato e sulla costruzione di una base di consenso esterna alla sua presenza in lista.
Corona ha indicato nei sondaggi la verifica del consenso: “Vediamo i sondaggi tra uno o due giorni a quanto mi danno – perché se mi danno oltre il tre sono caxxi amari per tutti”.
