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Il decennale Usa torna al 5% e minaccia nuovi rincari per chi cerca un mutuo o un prestito

L'impennata dei tassi sui mutui al 6,76% minaccia la sostenibilità del debito pubblico USA e frena i mercati globali.

14 Settembre 2026 (Ultima modifica il 14 Settembre 2026 | 17:35)
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Il decennale Usa torna al 5% e minaccia nuovi rincari per chi cerca un mutuo o un prestito

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Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Il rendimento del decennale aveva iniziato l’anno al 4,15%, per poi scendere sotto il 4% a febbraio. Dopo l’inizio della guerra con l’Iran ha invertito bruscamente la rotta, raggiungendo il 4,5% a maggio. La crescita è proseguita nonostante gli sforzi del segretario al Tesoro Scott Bessent per attenuare le preoccupazioni del mercato obbligazionario. Alle 11:33, ora di New York, il rendimento era al 4,96%, superiore di 91 punti base rispetto a un anno prima.

I mutui rincarano, le azioni restano esposte

Il decennale è un riferimento per il costo del credito nell’economia e i tassi dei mutui ne seguono da vicino l’andamento. Il tasso medio dei mutui trentennali a tasso fisso è salito al 6,76% la settimana scorsa, dal 6,15% di inizio anno, raggiungendo il massimo da oltre un anno. L’aumento rende più oneroso l’accesso al mercato immobiliare.

Per le azioni, i rendimenti obbligazionari più elevati incidono sui calcoli degli analisti relativi agli utili futuri e al valore delle società. I titoli pubblici affidabili diventano anche un’alternativa più remunerativa agli investimenti rischiosi. L’effetto dipende però dalla rapidità del movimento e dal contesto economico.

I dazi del presidente Donald Trump avevano scosso i mercati nell’aprile 2025: il rendimento era balzato, il dollaro era sceso e le azioni erano crollate. Quest’anno, invece, la crescita dei rendimenti è stata graduale e l’S&P 500 guadagna ancora oltre il 10%. Utili aziendali solidi possono compensare i timori, soprattutto con una crescita economica robusta; un peggioramento dei risultati renderebbe più pesante il costo del denaro.

Il livello raggiunto «è considerato da alcuni una soglia oltre la quale i mercati finanziari potrebbero andare incontro a un tracollo», ha scritto John Higgins, capo consulente economico per i mercati finanziari di Capital Economics. Higgins non considera quella percentuale un numero magico, ma ritiene che rendimenti più elevati minaccino sia le azioni sia la sostenibilità delle finanze pubbliche statunitensi.

Il rialzo globale e la fine dei tassi ultrabassi

Le vendite di obbligazioni hanno abbassato i prezzi, facendo salire i rendimenti. Il mercato globale è dominato dai titoli del Tesoro statunitense, per quasi 32 mila miliardi di dollari, secondo CNN. Gli investitori devono confrontarsi con i rincari energetici, le attese di aumenti dei tassi delle banche centrali, l’incertezza sulla guerra e una spesa pubblica senza freni a fronte di debiti crescenti.

I rendimenti dei titoli pubblici hanno raggiunto quest’anno massimi pluriennali e pluridecennali in diversi paesi. Quelli decennali di Germania, Francia e Regno Unito sono su livelli che non si vedevano da oltre un decennio. L’energia più cara spinge le banche centrali a contrastare l’inflazione: la Banca centrale europea ha aumentato i tassi la settimana scorsa, con il secondo rialzo dell’anno.

Per gli analisti, potrebbe essere la fine dell’epoca dei tassi ultrabassi seguita alla crisi finanziaria del 2008. Il cambiamento era iniziato nel 2022, con gli aumenti destinati a frenare l’inflazione alimentata dalla pandemia e dall’invasione russa dell’Ucraina. Cinque anni fa il decennale rendeva l’1,3%.

«Ai nostri clienti stiamo comunicando una “normalità più a lungo”, nel senso che questi fattori sono destinati a restare», ha dichiarato a CNN Luis Alvarado, corresponsabile della strategia globale sul reddito fisso del Wells Fargo Investment Institute.

Aggiornato alle 17:35

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