Russell Crowe ha presentato fuori concorso What Love Builds, un documentario che lo vede dietro la macchina da presa e che mostra un lato meno conosciuto della sua vita. “Non cambierei nulla, neanche i momenti più bui“, ha raccontato alla Mostra del Cinema di Venezia. A 62 anni, con un Oscar e decine di film alle spalle, continua a scegliere i progetti seguendo soprattutto un criterio: deve crederci davvero.
Il documentario nasce da oltre 15 anni di riprese e da una grande quantità di materiale raccolto nel tempo. Al centro c’è una domanda che Crowe racconta di sentirsi rivolgere spesso: cosa cambia, per lui, tra fare musica e recitare?
Russell Crowe, da “What Love Builds” ai momenti più difficili
La risposta attraversa tutto What Love Builds. Per Russell Crowe, cinema e musica non sono due mondi separati, ma espressioni della stessa spinta creativa. Il documentario segue quindi i concerti con le sue band, i viaggi e il lavoro sul palco, intrecciandoli alle decisioni che hanno segnato il suo percorso sul grande schermo.
Guardando indietro, l’attore sostiene che non cambierebbe nulla della sua vita, perché proprio dai momenti più difficili avrebbe imparato alcune delle lezioni più importanti.
“Sono una persona estremamente felice, perché all’età di 62 anni ancora vengo richiesto”, ha spiegato a Venezia. Una condizione che non dà per scontata. Racconta di affrontare ogni nuovo ruolo con lo stesso atteggiamento del primo film, quando non poteva sapere se ne sarebbe arrivato un secondo.
È anche per questo, dice, che riesce ancora ad alzarsi alle quattro del mattino per raggiungere un set. La motivazione arriva dalla storia e dai personaggi, oltre che dalla possibilità di dedicarsi soltanto a lavori che sente davvero vicini.
il rapporto con Hollywood: “Non penso di averla gestita molto bene”
Più complicato è stato invece il rapporto con Hollywood. Crowe ammette di non aver mai imparato fino in fondo a muoversi secondo le sue regole. Una difficoltà che, con il tempo, considera quasi un vantaggio.
Il suo modo diretto di parlare e il suo umorismo gli avrebbero creato più di un problema. “Nel posto da cui vengo siamo abituati a chiamare le cose con il loro nome”, ha raccontato, spiegando di non sentirsi guidato dalle stesse logiche che caratterizzano parte dell’industria cinematografica americana.
Anche nella scelta dei film segue un metodo poco strategico: può leggere cento sceneggiature e accettarne soltanto una, quella che sente più vicina. Non è necessariamente il sistema migliore per costruire una carriera, riconosce, ma è quello che gli ha permesso di restare fedele ai propri interessi.
Tra i prossimi impegni c’è il nuovo Highlander, nel quale interpreterà Ramírez, personaggio che nel film originale aveva il volto di Sean Connery. Crowe ha inoltre citato Billion Dollar Spy e Unabomber, destinato a Netflix.
Russell Crowe sceglie Venezia per il suo film più personale
Portare What Love Builds al Lido era un desiderio preciso. Russell Crowe racconta di aver pensato alla Mostra già durante il montaggio e di aver chiesto a Gabriele Muccino il contatto del direttore Alberto Barbera per sottoporgli personalmente il documentario.
Nonostante partecipi a festival cinematografici in tutto il mondo, considera quello veneziano particolare per l’atmosfera e per il rapporto che si crea con il pubblico.
Di sogni da realizzare, assicura, ce ne sono ancora parecchi: “Ne ho i cassetti pieni”. Tra un film e il tour europeo previsto con il suo gruppo nel 2027, Crowe vuole però lasciare sempre più spazio anche ai figli e al tempo trascorso lontano dai set, soprattutto in Europa.
