La Procura di Roma solleverà nei prossimi giorni un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale per ottenere l’annullamento del diniego della Camera del 5 agosto all’acquisizione delle comunicazioni con Delmastro contenute nel cellulare di Mauro Caroccia. I pm della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, considerano quelle conversazioni fondamentali per l’inchiesta sul ristorante Bisteccheria d’Italia.
Caso Delmastro: il punto
Nel telefono sono conservate le chat tra Delmastro e Caroccia. Il ristoratore è indagato per riciclaggio e intestazione fittizia di beni; Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia e deputato meloniano, ha detenuto in passato quote del locale ma non risulta indagato in questa inchiesta. I magistrati hanno ribadito più volte che l’acquisizione è essenziale tanto per le esigenze investigative quanto per le finalità di garanzia dell’indagato.
Il diniego è arrivato dopo un percorso complesso e segnato dalle polemiche. Il voto era inizialmente previsto nell’aula della Camera giovedì 30 luglio, ma era stato rinviato dopo una lettera di Francesco Lo Voi. Il procuratore aveva trasmesso il nuovo materiale depositato dall’avvocato di Caroccia, allegando un cd con le conversazioni tra il ristoratore e l’ex sottosegretario.
Il presidente della giunta per le Autorizzazioni, Devis Dori, di Alleanza Verdi-Sinistra, aveva disposto di visionare le chat. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana aveva però fermato la lettura da parte dei componenti della giunta, chiudendo il dischetto in una cassaforte. La sospensione era stata disposta fino al voto della giunta del Regolamento e poi della giunta per le Autorizzazioni, che si era espressa in senso contrario.
La maggioranza al completo aveva poi negato giovedì 6 agosto l’utilizzo delle chat, facendo quadrato attorno a Delmastro con l’obiettivo di evitarne la diffusione.
L’ufficio studi di Fratelli d’Italia, il giorno del voto definitivo a Montecitorio, aveva distribuito un dossier interno. Il documento indicava il rischio concreto che nei dialoghi fossero presenti conversazioni «personali, politiche e istituzionali del tutto estranee all’indagine» e che venissero coinvolte figure terze. Per i pm, quelle comunicazioni restano fondamentali: il prossimo passaggio sarà il conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.
