Al content creator di 46 anni Simone Carabella è stato imposto un DASPO urbano di sei mesi dopo quanto accaduto il 4 settembre al parco del Piraghetto di Mestre, dove circa 200 persone musulmane si erano riunite per pregare. L’influencer si era presentato nel parco riprendendo la scena con il telefono, aveva iniziato a intonare l’inno italiano e mostrato un panino con la mortadella, alimento contenente carne di maiale e quindi non consumato dai musulmani osservanti.
La provocazione aveva rapidamente creato tensione con alcune delle persone presenti. Sul posto erano intervenuti carabinieri e militari dell’esercito, che avevano poi accompagnato Carabella verso la sua automobile. Secondo Repubblica, durante gli scontri l’influencer avrebbe anche utilizzato dello spray al peperoncino. Carabella, in un video pubblicato su Instagram, ha annunciato di voler fare ricorso contro il provvedimento.
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Simone Carabella, l’influencer delle “ronde” contro il degrado
Carabella è un personal trainer diventato celebre attraverso i social, dove pubblica video dedicati alla sicurezza e al cosiddetto “degrado” delle città. Una parte consistente dei suoi contenuti viene realizzata a Roma: entra nelle stazioni della metropolitana, frequenta quartieri considerati problematici e affronta direttamente tutte quelle persone che identifica come potenziali criminali o responsabili di situazioni di insicurezza.
Il modello è quello delle cosiddette “ronde social”: il creator raggiunge un luogo, filma quello che accade e spesso cerca il confronto con le persone presenti. Sono contenuti che negli ultimi anni sono diventati sempre più diffusi anche in altre città italiane, soprattutto nei video contro presunti borseggiatori.
Carabella ha alle spalle anche esperienze politiche diverse. In passato ha militato nel Partito Democratico e si è successivamente avvicinato alla Lega e a Fratelli d’Italia, con cui nel 2018 si era candidato alle elezioni regionali del Lazio.
Le provocazioni contro musulmani e migranti a Roma
Quello avvenuto a Mestre non rappresenta un episodio isolato. Secondo quanto ricostruito da Repubblica, negli ultimi mesi Carabella ha realizzato numerose iniziative simili nella Capitale.
Durante una festa della comunità musulmana al parco di Tor Tre Teste, per esempio, si era presentato con un panino con la porchetta, utilizzando ancora una volta il consumo di carne di maiale come provocazione. In un’altra occasione aveva contestato la decisione di una piscina romana di prevedere alcune fasce orarie con uno spazio riservato alle donne, comprese quelle musulmane.
Vicino a San Pietro era invece avvenuto uno degli episodi più gravi. Un ambulante senegalese che non voleva essere ripreso aveva avuto un confronto con Carabella, che avrebbe utilizzato contro di lui dello spray al peperoncino. L’uomo aveva poi denunciato quanto accaduto.
L’influencer ha preso di mira anche una parrocchia romana per un manifesto ispirato al personaggio di Aladdin e, in un’altra occasione, aveva strappato una bandiera palestinese esposta negli spazi di un’associazione culturale.
Simone Carabella, il DASPO a Venezia ma non a Roma
Dopo il blitz di Mestre è arrivato il DASPO, un provvedimento che impedirà a Carabella di tornare nel territorio veneziano per sei mesi. Nella Capitale, invece, nonostante una lunga serie di episodi e i numerosi interventi delle forze dell’ordine, non risulta essere stato adottato finora un provvedimento analogo.
Repubblica parla apertamente di un possibile “doppio standard” e sottolinea come a Roma “nessuno, tra polizia, carabinieri e polizia locale, abbia mai pensato di chiedere un Daspo nei suoi confronti o un ordine di allontanamento”. Un dettaglio è particolarmente significativo: Carabella non è nemmeno residente nella Capitale, ma ad Ardea, a oltre cinquanta chilometri da Roma.
Il caso di Mestre potrebbe quindi rappresentare un precedente. Non solo per l’influencer laziale, ma anche per tutti quei creator che trasformano le questioni come la sicurezza nello spazio pubblico in tensioni sociali – attraverso contenuti destinati a diventare sempre più virali.
