Un film che parte da una famiglia e attraversa le paure più profonde dell’essere umano. Paolo Strippoli racconta il senso del perturbante, che nel suo cinema diventa uno strumento per esplorare ciò che più ci inquieta: “Tutti facciamo parte e in un modo più o meno canonico di una famiglia”.
Per Adriano Giannini, il fantastico non serve soltanto a stupire o impaurire lo spettatore, ma a “dare un nome a delle paure che i personaggi hanno” e a cercare quelle paure più profonde che possono risuonare nel pubblico.
Romana Maggiora Vergano individua invece nell’idea del controllo una delle inquietudini centrali del film: “Quando credi di averlo nelle mani sei sempre in una condizione di disequilibrio, di inquietudine”.
E poi il rapporto sul set tra Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, costruito su una sintonia difficile da spiegare. Per Bruni Tedeschi è qualcosa di “chimico”. Trinca racconta invece un vero e proprio “patto segreto” fatto di libertà: “Eravamo d’accordo su quest’area di gioco, di fare accadere qualsiasi cosa”. (di Gennaro Bianco)