Dopo sei mesi consecutivi di incrementi, l’Opec+ decide di fermarsi e mantenere invariati i livelli di produzione del petrolio. La scelta riguarda i mesi di settembre e ottobre 2026 ed è stata presa dai sette Paesi coinvolti durante una riunione virtuale dedicata all’andamento e alle prospettive del mercato globale.
La decisione sul petrolio dei sette Paesi dell’Opec+
A confermare il cambio di direzione sul è una nota diffusa dall’organizzazione al termine dell’incontro. Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman hanno stabilito di non modificare per i prossimi due mesi i livelli di produzione del petrolio già fissati.
La decisione rappresenta una svolta rispetto alla linea seguita nei mesi precedenti, quando il gruppo aveva progressivamente aumentato la produzione.
Dopo sei mesi si ferma la crescita della produzione del petrolio
Gli aumenti erano stati programmati a partire da marzo 2026, nell’ambito della strategia adottata per affrontare gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz. Per sei mesi consecutivi i sette Paesi avevano quindi seguito una politica di incremento dei livelli produttivi.
Ora l’Opec+ ha scelto invece di congelare la produzione di petrolio per settembre e ottobre, segnando un’inversione di rotta rispetto alla strategia adottata da marzo.
Confermato l’impegno sulla Dichiarazione di cooperazione
Nel comunicato diffuso dopo la riunione, i sette Paesi hanno inoltre ribadito la volontà di rispettare gli impegni comuni assunti nell’ambito della Dichiarazione di cooperazione. L’obiettivo indicato dall’organizzazione è quello di arrivare alla piena conformità con gli accordi sottoscritti dai membri.
La riunione è stata convocata proprio per valutare le condizioni del mercato mondiale del petrolio e le sue prospettive, alla luce degli sviluppi che hanno caratterizzato gli ultimi mesi.
La prossima riunione il 4 ottobre
Il calendario dell’Opec+ prevede ora un nuovo appuntamento per il 4 ottobre 2026. In quella sede i Paesi potranno tornare a esaminare l’evoluzione del mercato e valutare le strategie produttive successive.
Per il momento, dunque, i livelli richiesti ai sette Paesi resteranno invariati sia a settembre sia a ottobre, dopo la fase di aumenti iniziata a marzo per fronteggiare le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz.
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