Due uomini sono stati tratti in salvo dai tunnel del progetto idroelettrico Trishuli 3A in Nepal, un risultato decisivo arrivato nove giorni dopo le inondazioni che hanno devastato la regione al confine con la Cina. Bipin Regmi, il capo della polizia del distretto di Nuwakot, ha confermato il recupero e ha aggiunto che i soccorritori avevano udito voci provenire dall’interno dei tunnel prima di aprire il foro di accesso.
La svolta nelle operazioni di perforazione e soccorso
Le squadre specializzate hanno scavato e forato per raggiungere la rete sotterranea dell’impianto, procedendo in condizioni considerate estremamente pericolose. I tunnel che conducono alla centrale sotterranea misurano più di quattro chilometri e sono rimasti in gran parte pieni d’acqua dopo la piena che ha travolto il corso del fiume Trishuli.
Un consulente esterno impegnato nelle operazioni ha definito il metodo adottato «un primo caso al mondo» per questo tipo di intervento in gallerie sommerse, spiegando che in alcuni punti le squadre hanno dovuto far esplodere masse rocciose «grandi come automobili» per creare passaggi. L’esperto, citato mentre raggiungeva il Nepal, ha sottolineato i rischi fisici e psicologici che affrontano le squadre: lavorare sotto metri di roccia sapendo che, sotto i loro piedi, potrebbero esserci persone decedute richiede scelte ad alto rischio.
Il recupero è stato possibile dopo che i soccorritori hanno localizzato punti accessibili e udito suoni dall’interno: quel segnale ha innescato una serie di interventi mirati, dal sondaggio al consolidamento delle pareti, fino all’estrazione vera e propria dei due uomini che sono stati poi trasportati via con ossigeno e assistenza medica.
Bilancio delle vittime e persone ancora disperse
Il recupero di due superstiti arriva in un quadro già pesante per il Paese. Il numero delle vittime legate alle inondazioni in Nepal supera 1.290, mentre le autorità segnalano che oltre 900 lavoratori risultano ancora dispersi in undici impianti idroelettrici lungo la catena himalayana.
Al singolo sito del Trishuli 3A, l’esercito aveva indicato che erano 42 le persone non ancora localizzate prima dei recenti soccorsi; la conferma del salvataggio di due persone è arrivata anche dal parlamentare locale Shri Ram Neupane, che ha pubblicato una foto di uno dei soccorsi su Facebook.
Parikshit Mehra, un colonnello dell’esercito indiano che ha lavorato sul posto con team specializzati, aveva avvertito sui tempi estremamente critici: in interviste ha ricordato che la disorientazione in un tunnel può manifestarsi già dopo 24-25 ore e che il periodo delle prime 48 ore è cruciale per le possibilità di salvezza, un elemento che rende ancora più rilevante il successo di queste operazioni prolungate.
Le autorità continuano le ricerche e stanno coordinando attacchi mirati ai punti sotterranei ritenuti ancora accessibili, mentre squadre mediche e logisticoprofessionali restano schierate per sostenere gli eventuali sopravvissuti recuperati.
Salvataggi nei tunnel in Nepal: le operazioni proseguono, con oltre 900 persone ancora considerate disperse nei vari impianti.
