Tim Curry è morto nella sua casa di Toluca Lake, a Los Angeles, il 25 agosto. Aveva 80 anni. La causa del decesso è stata indicata come malattia coronarica, lo ha reso noto il Dipartimento di Sanità Pubblica della Contea di Los Angeles, che ha inserito tra le condizioni contributive un pregresso ictus e un tumore ai reni.
Le conclusioni della contea sulle cause
Nel certificato medico ufficiale la malattia coronarica è indicata come causa immediata. Il documento menziona espressamente l’ictus e la neoplasia renale come elementi che hanno contribuito al quadro clinico, richiamando la storia sanitaria già presente in cartella. In aggiunta, la contea specifica che la valutazione è stata effettuata considerando l’insieme delle patologie note e la loro incidenza sullo stato generale dell’attore.
L’ictus del 2012 e gli strascichi
Sul versante clinico, un passaggio chiave risale al 2012, quando Curry ha subito un ictus grave. Da allora la gestione è stata complessa: è stato necessario un intervento chirurgico d’urgenza per rimuovere due coaguli nel cervello. Le conseguenze non sono state lievi. La parte sinistra del corpo è rimasta paralizzata e l’attore ha iniziato a muoversi in sedia a rotelle.
Nei primi tempi aveva perso anche la capacità di parlare. Poi, con la riabilitazione, la voce è tornata l’anno successivo e gli ha permesso di continuare a lavorare, soprattutto nel doppiaggio. Più avanti, nel settembre 2025, durante la proiezione per il cinquantesimo anniversario del film cult che lo ha reso celebre, ha commentato in pubblico la propria condizione: «Non riesco ancora a camminare, ecco perché sono seduto su questa stupida sedia, e questo è molto limitante».
In parallelo, nel corso di un’intervista televisiva dell’ultimo anno, ha affrontato anche il tema della fine della vita: «Non temo la morte. Credo che alla fine la accoglierò». Per le autorità sanitarie della contea, l’insieme delle conseguenze dell’ictus, unite alla diagnosi oncologica renale, ha pesato nella determinazione della causa del decesso.
Percorso artistico e ultimi lavori
Nato a Grappenhall il 19 aprile 1946, Curry ha studiato Letteratura Inglese all’Università di Cambridge e Arte Drammatica all’Università di Birmingham, prima di avviare una lunga carriera tra teatro, cinema e televisione. Il ruolo-simbolo resta quello di Frank-N-Furter, che dal palcoscenico approda al grande schermo con The Rocky Horror Picture Show. Nel corso degli anni sono arrivate tre nomination ai Tony Awards e due ai Laurence Olivier Awards.
Quanto alla filmografia e ai ruoli in serie tv, l’elenco è ampio e tocca generi diversi: musical, fantasy, thriller, commedia. Dopo l’ictus, Curry ha privilegiato il lavoro vocale e il doppiaggio, pur concedendosi ancora apparizioni in video quando possibile. L’ultimo ruolo al cinema risale al 2024, con Stream.
Il seguito, Stream 2: Sudden Death, è in produzione e la scheda di progetto ne annuncia la dedica alla memoria dell’attore. È, al momento, il segno più concreto della continuità del lavoro avviato prima della scomparsa e il titolo che è destinato a cristallizzare l’omaggio sullo schermo.
Accanto ai set, l’ultimo tratto della sua vita è stato accompagnato da un libro di memorie: Vagabond: A Memoir (2025). In quelle pagine Curry torna sul passaggio dell’ictus e racconta la fase iniziale della malattia: «Ero molto spaventato quando non sapevo cosa mi stesse succedendo…». È un tassello che restituisce il quadro di come ha affrontato la convalescenza e la ripresa della voce.
Stream 2: Sudden Death, attualmente in lavorazione, sarà dedicato a Curry e ne celebrerà il percorso artistico con un tributo esplicito nei titoli.
