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Messi dice addio all’Argentina: “Sono svuotato, non ho più nulla da dare”

L'attaccante ha annunciato via social il ritiro definitivo, spiegando di aver scritto la lettera due giorni dopo la finale del Mondiale persa

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Leo Messi

Leo Messi | IG@leomessi

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Ci sono addii che arrivano con una sconfitta e altri che hanno bisogno di settimane prima di diventare definitivi. Quello di Lionel Messi alla Nazionale argentina appartiene a entrambe le categorie. A poco più di un mese dalla finale del Mondiale 2026 persa contro la Spagna, il capitano dell’Albiceleste ha annunciato che non indosserà più la maglia con cui ha attraversato vent’anni di calcio, sconfitte durissime e infine i trionfi più attesi.

L’annuncio è arrivato lunedì 31 agosto attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social. Messi racconta di aver riflettuto su tutto ciò che è accaduto dopo il Mondiale e di essere arrivato alla conclusione che “questo sia il momento” per fermarsi.

Non è soltanto la fine di una carriera internazionale. Per l’Argentina significa perdere il calciatore attorno al quale, per due decenni, è stata costruita una parte enorme della propria identità sportiva.

 

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Messi lascia l’Argentina: “Mi sento svuotato”

Nelle parole scelte per comunicare la decisione non c’è spazio per possibili ripensamenti. Messi descrive il ritiro dalla Nazionale come una scelta che gli ha fatto male, ma che sente ormai necessaria.

Il passaggio più netto è quello in cui ammette di sentirsi “svuotato” e di non avere più nulla da offrire all’Albiceleste. C’è anche un riferimento al futuro: stanno emergendo nuovi giocatori e, secondo il capitano, è arrivato il momento che siano loro a conquistarsi uno spazio e a raccogliere il testimone.

Una conclusione che arriva dopo il tentativo dell’Argentina di difendere nel 2026 il titolo mondiale conquistato quattro anni prima. Il cammino della Selección si è fermato soltanto nell’ultimo atto, il 19 luglio contro la Spagna, lasciando Messi a un passo da quello che sarebbe stato un epilogo quasi perfetto.

La finale ha avuto anche conseguenze successive: la Fifa ha inflitto pesanti squalifiche a Leandro Paredes e Nahuel Molina per la rissa scoppiata al termine della partita.

Una decisione scritta due giorni dopo la finale mondiale

C’è però un dettaglio che rende ancora più personale l’annuncio. Messi ha rivelato di avere scritto il messaggio il 21 luglio, appena due giorni dopo la finale del Mondiale.

La scelta, quindi, era già maturata a caldo, anche se il fuoriclasse aveva deciso di non renderla immediatamente pubblica.

Poi è arrivato il lutto che ha segnato profondamente le ultime settimane della sua vita. Ad agosto è morto Jorge Messi, padre e storico punto di riferimento del calciatore, dopo una lunga malattia. Leo era tornato in Argentina per partecipare al funerale privato e successivamente aveva raggiunto nuovamente l’Inter Miami, tornando anche in campo tra gli applausi del pubblico. In quei giorni aveva pubblicamente espresso dubbi persino sulla possibilità di continuare ancora a lungo a giocare a calcio.

Nel comunicare il ritiro dalla Nazionale, Messi ha spiegato che proprio ciò che è accaduto al padre lo ha reso ancora più convinto di una decisione già presa.

Vent’anni con la maglia dell’Albiceleste

L’addio chiude una relazione che per anni è stata tutt’altro che semplice: Messi è stato contemporaneamente il più grande talento argentino della sua generazione e il giocatore sul quale sono state scaricate aspettative enormi. Ogni sconfitta veniva inevitabilmente confrontata con l’epopea di Diego Armando Maradona e per molto tempo il rapporto tra il numero 10 e una parte dell’opinione pubblica argentina è stato attraversato dalla domanda più difficile: perché riusciva a vincere tutto con il Barcellona e non con la Selección?

La risposta è arrivata nella parte finale della sua carriera internazionale: prima la Copa América del 2021, poi la Finalissima e soprattutto il Mondiale in Qatar del 2022 hanno trasformato definitivamente il rapporto tra Messi e l’Argentina. Quella coppa sollevata a Lusail ha chiuso una delle ossessioni più grandi del calcio contemporaneo e gli ha permesso di vivere gli ultimi anni con la Nazionale senza più il peso di dover dimostrare qualcosa.

Nel 2026 aveva scelto di esserci ancora. Prima del torneo la sua partecipazione al sesto Mondiale non era stata data per certa, anche se Lionel Scaloni lo aveva inserito nella lista allargata dei convocabili.

“Ora sarò uno di voi”: il messaggio ai tifosi argentini

Nell’addio c’è soprattutto spazio per i ringraziamenti. Alla famiglia, agli allenatori, ai compagni e a tutte le persone incontrate durante il percorso con la Nazionale. Ma il passaggio più simbolico riguarda i tifosi.

Messi promette che continuerà a seguire l’Argentina “da fuori”, sostenendola tanto nelle vittorie quanto, soprattutto, nei momenti più complicati.

Se ne va, scrive, con la serenità e l’orgoglio di avere vissuto insieme ai compagni qualcosa che per anni era sembrato appartenere soltanto ai sogni.

È forse questa la differenza più grande rispetto al primo, clamoroso addio annunciato nel 2016 dopo la sconfitta nella finale di Copa América. Allora Messi lasciava schiacciato dalla delusione, prima di tornare sui propri passi. Dieci anni dopo, il finale ha tutt’altro sapore.

Lionel Messi lascia l’Argentina dopo aver conquistato ciò che per gran parte della sua carriera sembrava irraggiungibile. Non con un ultimo Mondiale alzato al cielo, ma con la consapevolezza di aver già cambiato per sempre la storia dell’Albiceleste.

Questa volta, almeno nelle sue parole, non sembra esserci spazio per un ritorno. Il numero 10 passa dall’altra parte: da capitano e simbolo della Selección a primo tifoso di una Nazionale che, per la prima volta dopo vent’anni, dovrà imparare davvero a vivere senza Messi.

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