In vista del trentesimo anniversario della scomparsa di Lady Diana, il fratello della principessa, il conte Charles Spencer, ha annunciato la pubblicazione del volume Canto del cigno – Storia di mia sorella, prevista per il prossimo 22 settembre.
Nel libro l’autore ripercorre la vita della sorella dall’infanzia fino agli ultimi momenti, proponendosi di restituirne un ritratto autentico e privo di ombre. Il conte ha spiegato di voler sfatare le falsità sulla figura di Diana e dire la verità su di lei, sottolineando come l’avvicinarsi della ricorrenza lo abbia sommerso di richieste di interviste, spingendolo a mettere per iscritto i propri ricordi una volta per tutte piuttosto che sopportare il disagio di rileggere le opinioni altrui.
Cosa accadde la notte del 31 agosto del 1997
La decisione di pubblicare queste memorie riaccende i riflettori sugli esiti dell’inchiesta ufficiale condotta dalle autorità britanniche, conclusasi nel 2008. Le indagini attribuirono la responsabilità del drammatico incidente a una grave condotta imprudente, legata da una parte alla guida di Henri Paul, il cui tasso alcolemico risultò tre volte superiore a quanto consentito, e all’alta velocità. In tale sede, i periti sottolinearono anche l’importanza delle cinture di sicurezza, evidenziando come il loro utilizzo avrebbe potuto cambiare l’esito dell’impatto e salvare la vita delle persone rimaste tragicamente coinvolte nell’impatto.
A 29 anni da quel 31 agosto 1997, la scomparsa di Diana Spencer all’età di 36 anni rimane un evento che ha segnato per sempre la monarchia britannica. Subito dopo la tragedia, la notizia travolse la Royal Family, che scelse di trincerarsi dietro un rigoroso silenzio nella tenuta di Balmoral per proteggere il dolore dei giovanissimi principi William e Harry. A tutela dei nipoti, la regina Elisabetta II ordinò un totale isolamento dai mezzi d’informazione, mentre il principe Carlo volò a Parigi insieme alle sorelle di Diana per procedere al recupero della salma.
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Il 6 settembre 1997 si tennero i funerali di Stato presso l’Abbazia di Westminster, accompagnati da un imponente corteo funebre seguito da quasi tre milioni di persone e da una copertura televisiva globale alla presenza delle più alte cariche del pianeta. Le esequie si conclusero poi con la sepoltura della principessa, avvenuta in forma strettamente privata all’interno della tenuta di famiglia ad Althorp.
Lo schianto mortale
La principessa Diana e il compagno Dodi Al-Fayed, noto imprenditore e produttore cinematografico egiziano, raggiunsero Parigi dopo una vacanza in Sardegna. Assediati dai paparazzi fin dal loro arrivo, i due cercarono riparo prima nell’abitazione parigina di Al-Fayed e poi al rinomato Hotel Ritz. Per eludere i reporter fermi all’ingresso, la coppia optò per una via di fuga secondaria da un passaggio laterale.
Saliti su una Mercedes guidata da Henri Paul e scortati dalla guardia del corpo Trevor Rees-Jones, la loro corsa si interruppe intorno alle 00:25 del 31 agosto con il violentissimo schianto nel tunnel del Pont de l’Alma. L’impatto provocò la morte sul colpo di Dodi Al-Fayed e del conducente, mentre Diana, trovata ancora in vita e cosciente dai medici, fu trasportata d’urgenza all’ospedale Pitié-Salpêtrière, dove si spense intorno alle 4:00 del mattino per un arresto cardiaco causato dalle irreversibili lesioni traumatiche riportate.
