Il confine tra il Tibet e il Nepal è al centro di un intervento d’emergenza: un team di ingegneri cinesi è stato inviato sul posto per impedire che un lago naturale creatosi dopo il crollo di un ghiacciaio si rompa e provochi nuove inondazioni. Lo riferisce il broadcaster statale CCTV.
La squadra, composta da otto tecnici, ha effettuato ricognizioni aeree e mappature tridimensionali per valutare l’accesso al sito e pianificare gli interventi di drenaggio. I rilievi preliminari puntano a stabilire il punto più basso del muro naturale dove scavare un canale di scarico controllato, una misura giudicata essenziale per ridurre la pressione dell’acqua sul blocco di detriti.
Rilievi tecnici e condizioni del bacino
Durante il primo sopralluogo gli ingegneri hanno valutato la morfologia del sito e le difficoltà logistiche: il crollo ha creato scarpate e pareti ripide che rendono complesso l’accesso a piedi e l’uso di macchinari pesanti. Il lago barriera è stato misurato con sondaggi e osservazioni aeree; i dati iniziali indicano una lunghezza di circa 150 m, una profondità stimata tra i 40 e i 50 m e una capacità valutata in 1,5-2 milioni di metri cubi d’acqua.
Chen Hanxiao, uno degli ingegneri impegnati nelle operazioni, ha spiegato che la scelta della sezione da scavare dipende da calcoli complessi sul deflusso previsto e sulla velocità di riempimento del bacino. Tra le priorità tecniche della squadra figurano il monitoraggio continuo del livello d’acqua, i rilievi del letto del bacino e la raccolta di dati meteorologici per modellare il comportamento della riserva.
Allerta per l’afflusso d’acqua e persone disperse
Le autorità cinesi hanno lanciato un avviso di rischio dopo aver stimato che nelle prossime ore nel bacino potrebbero confluire ulteriori volumi d’acqua. In particolare è stato indicato un possibile afflusso di 3 milioni di metri cubi, quantità che la comunicazione ufficiale ha paragonato all’equivalente di circa 1.200 piscine olimpioniche. Per questo motivo gli esperti temono un aumento della pressione sul blocco naturale e un conseguente rischio di rottura, con un picco di piena stimato intorno al 1° settembre.
Le precipitazioni leggere o moderate registrate nell’area del valico di Gyirong hanno inoltre contribuito a indebolire il terreno e a smuovere massi a monte del bacino, fattori che aumentano la probabilità di un collasso. Un filmato diffuso da CGTN mostra grandi quantità di acqua marrone accumulate in una conca senza uscita, mentre la barriera di detriti e rocce trattiene il volume crescente.
Le autorità hanno confermato che sono circa 1.000 le persone ancora segnalate come disperse su entrambi i lati del confine, tra cui fino a 540 cittadini stranieri provenienti da 31 Paesi. Le squadre di ricerca e soccorso continuano le operazioni nelle aree colpite, mentre gli specialisti idraulici procedono con le misure per ridurre il carico sul bacino.
Il monitoraggio continuerà nei prossimi giorni e il lavoro di scavo e drenaggio rimane la misura ritenuta più efficace per evitare una scarica incontrollata d’acqua, in un’area che resta instabile a causa delle condizioni meteorologiche e del paesaggio indebolito.
