“Io penso che se le consigliere e i consiglieri di Regione Lombardia vorranno decidere non sulla base di logiche di partito, ma sulla base dell’aiuto alla sofferenza delle persone e al rispetto dei loro diritti, non sia più un discorso di destra-sinistra, governo-opposizione. Per esempio, martedì prossimo il Consiglio regionale del Veneto voterà di nuovo sulla nostra proposta e ci sono esponenti del centrodestra come Zaia che sono assolutamente favorevoli. Spero che anche in Lombardia coloro che sono favorevoli, anche nella maggioranza di governo della regione, vorranno uscire allo scoperto e difendere la bontà di queste proposte non sulla base delle logiche di partito, ma sulla base dell’esigenza dei diritti delle persone”. Così Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, ha commentato le critiche arrivate dal centrodestra lombardo dopo il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario regionale.
Domenico Zuccarella, 59enne di Giussano, affetto da sclerosi multipla dal 2009, si era rivolto all’associazione Luca Coscioni per attuare la propria scelta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito. Dopo 290 giorni di attesa, il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione, aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale, chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia. Lo scorso 23 giugno, durante l’udienza, Domenico aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”. Il percorso si è infine concluso il 25 agosto all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo ed è stato reso pubblico il giorno successivo dall’associazione Luca Coscioni. Tale decisione non è piaciuta all’assessore lombardo al Welfare, Guido Bertolaso, che l’ha definita un atto di strumentalizzazione e ha sostenuto che non sarebbero state rispettate le volontà espresse dal paziente prima del decesso. Cappato ha replicato: “Credo che Regione Lombardia abbia fatto benissimo a non dare notizia dell’accaduto, ma noi, come associazione Luca Coscioni, abbiamo sempre agito rispettando le volontà di Domenico. Ci aveva chiesto di non rendere noti il luogo e il giorno in cui sarebbe avvenuto l’aiuto medico alla morte volontaria. Naturalmente l’abbiamo reso noto dopo il suo decesso, già d’accordo con Domenico, perché per lui era molto importante che la strada aperta dal suo caso potesse poi essere conosciuta da altre persone. Capisco la critica di Bertolaso, ma forse l’assessore non era al corrente delle volontà espresse da Domenico”.