Ratcliffe, il capo della Cia, è volato a Mosca per incontri riservati, in una prassi che risale alla Guerra fredda e riaffiora quando la diplomazia ordinaria è in crisi. Il ricorso ai capi dei servizi non implica automaticamente la preparazione di un grande accordo: può indicare infatti che le relazioni sono così deteriorate da richiedere un canale riservato per evitare incidenti, trasmettere avvertimenti o discutere di terrorismo, armi nucleari e scambi di prigionieri.
Perché i servizi segreti entrano in scena
Il ricorso ai servizi segreti avviene quando il canale politico formale è bloccato e occorre comunicare direttamente senza alzare il profilo pubblico. In questo quadro il capo della Cia può portare messaggi del tipo «sappiamo cosa state preparando e vogliamo ammonirvi sulle conseguenze», oppure riferire avvertimenti su preparativi militari. Poco prima del viaggio di Ratcliffe, l’intelligence americana aveva rivelato piani che indicavano un ricorso a nuove mobilitazioni di massa e la minaccia al corridoio di Suwalki, la via che collega la Russia all’exclave di Kaliningrad incuneata fra Polonia e Lituania: tutte notizie che, nel racconto pubblico, preoccupano la Nato.
In situazioni simili il canale dei servizi può servire a limitare incomprensioni e a mettere sul tavolo informazioni sensibili senza il coinvolgimento diretto dei ministeri degli Esteri. Questo non trasforma il contatto in un negoziato politico: spesso il messaggio ha natura preventiva e di deterrenza, mirata a far comprendere le conseguenze di azioni che la controparte potrebbe intraprendere.
Viaggio a Mosca, esempi recenti e precedenti
Un precedente istruttivo citato nei rapporti pubblici risale al novembre 2021, quando il presidente Biden inviò a Mosca Burns, allora direttore della Cia e già ambasciatore in Russia, per incontrare figure chiave come Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza, e Naryshkin, capo dell’Svr, il servizio di spionaggio estero. In quella missione, come è poi emerso, l’incarico fu comunicare ai vertici russi ciò che l’intelligence americana sapeva sui preparativi per un’invasione dell’Ucraina e avvertire il Cremlino delle conseguenze; tre mesi dopo iniziò la guerra.
Nell’anno successivo, nel novembre 2022, Burns incontrò di nuovo Naryshkin ad Ankara. La Casa Bianca precisò che non si trattava di negoziare la pace: il messaggio riguardava soprattutto le gravi conseguenze dell’eventuale uso dell’arma nucleare e sul tavolo figuravano anche gli americani detenuti in Russia. Un altro esempio più lontano è la missione riservata a Mosca nel 2016 di John Brennan, direttore della Cia sotto Barack Obama, svolta nel pieno della crisi siriana e due anni dopo l’annessione russa della Crimea. Questi casi mostrano come il canale dell’intelligence diventi più importante quando il negoziato politico è bloccato.
Il disgelo, i limiti e l’area economica
Il contesto recente è segnato da tentativi di disgelo non risolutivi. Nel febbraio 2025 una lunga telefonata privata fra Trump e Putin segnò la ripresa del dialogo presidenziale: Trump disse di credere nella volontà di pace del leader russo, propose un possibile ritorno della Russia nel G7 e prese le distanze da alcuni obiettivi di Kiev sul recupero totale dei territori e sull’ingresso nella Nato. Il culmine fu il vertice di Anchorage del 15 agosto 2025, che per Putin rappresentò un successo d’immagine ma non produsse né un cessate il fuoco né un accordo sostanziale. Da allora lo “spirito di Anchorage” si è progressivamente dissolto: Mosca ha continuato a chiedere il controllo dell’intero Donbass, compresi territori non conquistati dall’esercito russo, insieme a limiti alla sovranità strategica dell’Ucraina; Washington non ha accettato quelle condizioni.
Nel 2026 la distanza è risultata ancora più evidente. A giugno il segretario di Stato Rubio ha varato un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina per 400 milioni di dollari; il ministro degli Esteri Lavrov ha accusato allora Washington di non rispettare i presunti «accordi dell’Alaska». La replica del segretario Rubio è stata che ad Anchorage non c’era stato alcun accordo, solo proposte, e Putin ha infine riconosciuto pubblicamente che nulla era stato firmato né concluso.
Parallelamente la pressione economica americana si è estesa: alla vigilia del viaggio di Ratcliffe il segretario al Tesoro Bessent ha lanciato “Operation Economic Outcast“, una vasta offensiva di sanzioni contro l’Iran e i suoi facilitatori commerciali. La Russia, partner strategico di Teheran, risulta coinvolta in questo nuovo terreno di scontro, sebbene l’operazione punti soprattutto alle reti economiche iraniane e ai loro facilitatori internazionali.
Il bilancio del disgelo avviato da Trump risulta paradossale: i canali di comunicazione con il Cremlino sono più numerosi che nell’ultima fase dell’amministrazione Biden, ma la sostanza del conflitto russo-americano è mutata poco. Trump ha restituito a Putin un interlocutore alla Casa Bianca, ma non è riuscito a trasformare quel rapporto in un compromesso sull’Ucraina. È in queste fasi di dialogo senz’accordo che la diplomazia delle spie diventa particolarmente utile: l’eventuale liberazione di prigionieri, se accade, non esclude che si parli di molte altre questioni. Alla vigilia del viaggio di Ratcliffe, il segretario al Tesoro Bessent ha effettivamente lanciato Operation Economic Outcast, ampliando il quadro di pressione economica.
