Meta ha chiuso con un accordo transattivo una delle cause più osservate negli Stati Uniti sull’impatto dei social sui minori: la società verserà 16,8 miliardi di dollari e attiverà restrizioni automatiche per gli adolescenti. L’intesa archivia azioni civili promosse da 29 Stati ed è maturata mentre a Oakland, in California, il processo procedeva davanti a una giuria popolare.
Le deposizioni in aula e il ruolo di Adam Mosseri
Al centro del dibattimento è finita la testimonianza del capo di Instagram, Adam Mosseri. In aula ha riconosciuto la scarsa adozione di alcune protezioni pensate per contenere l’uso tra i più giovani, a partire da «Prenditi una pausa», introdotta nel 2021. La funzione, ha spiegato, veniva attivata volontariamente da una quota minima di utenti teen e «la maggior parte degli adolescenti non lo voleva». Un’ammissione secca, che ha offerto un punto d’appoggio a chi chiedeva misure più incisive.
Da qui l’interesse dei procuratori per i materiali interni portati in giudizio: documenti e testimonianze che mostrano come molti strumenti ritenuti utili sulla carta fossero poco utilizzati nella pratica. Mosseri, però, ha respinto l’idea che Instagram avesse scelto consapevolmente l’engagement a scapito della sicurezza. «Non esistono soluzioni miracolose» su temi complessi come la salute mentale giovanile, ha ribadito. La deposizione, pur difensiva su questo punto, ha fornito elementi concreti all’impianto accusatorio.
Documenti interni, resistenze e contenuto dell’accordo
In parallelo sono arrivate ricostruzioni di ex dipendenti. George Volichenko ha riferito che il suo team aveva proposto di rendere automatica per gli utenti più giovani l’attivazione di «Prenditi una pausa», con facoltà di disattivarla in seguito; secondo la sua versione, l’idea venne scartata perché avrebbe ridotto metriche chiave come il tempo trascorso in piattaforma. Francesco Fogu ha mostrato presentazioni interne destinate alla leadership di Instagram, mentre Arturo Béjar ha descritto una priorità costante assegnata alla crescita dal top management.
L’accordo non si limita al risarcimento economico. Il pacchetto include limiti di utilizzo giornalieri, blocchi notturni e altre restrizioni automatiche per i Teen Accounts. Meta non ha ammesso responsabilità, ma la transazione riduce l’incertezza legata a un verdetto consultivo che la giuria avrebbe dovuto formulare e alle eventuali sanzioni della giudice Yvonne Gonzalez Rogers. Di fatto, la contesa si sposta ora sul terreno dell’implementazione tecnica e del monitoraggio del rispetto delle nuove regole.
Secondo quanto emerso in udienza, le richieste avanzate dagli Stati avrebbero potuto sfociare in sanzioni ben più elevate. Reuters ha riportato ipotesi che si spingevano verso l’ordine delle centinaia di miliardi. È anche per questo che la soluzione negoziata viene letta come una via per mettere un tetto al rischio legale e al tempo stesso cristallizzare impegni operativi verificabili.
Il procedimento di Oakland, seguito da decine di procure statali, era considerato un banco di prova sulla responsabilità delle piattaforme rispetto ai minori. L’intesa stabilisce obblighi concreti e chiude il fronte immediato in tribunale, lasciando comunque margini per futuri contenziosi su aspetti specifici. All’apertura di Wall Street il titolo Meta ha segnato circa +3,5%.
