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Iran, sempre più donne sfidano l’obbligo del velo: il regime frena sulla repressione

Nelle strade di Teheran l’hijab è sempre meno presente, mentre le autorità sembrano evitare per ora una nuova stretta. Ma i conservatori chiedono di tornare alla linea dura e locali e caffè finiscono nel mirino per il mancato rispetto delle norme

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Donna iraniana senza velo cammina per strada a Teheran.

X@lunarossa31

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

A Teheran e nelle altre grandi città iraniane, sempre più donne escono in pubblico senza hijab, trasformando quella che fino a pochi anni fa era una sfida individuale in una forma di disobbedienza ormai difficile da ignorare. Le autorità, almeno per il momento, sembrano evitare una repressione sistematica: il Paese è alle prese con le conseguenze delle tensioni militari con gli Stati Uniti, una pesante crisi economica e nuove priorità sul fronte della sicurezza. Ma all’interno della Repubblica islamica cresce contemporaneamente la pressione dell’ala più conservatrice per ripristinare controlli e sanzioni.

A raccontare questa nuova fase della battaglia sul velo obbligatorio è la Cnn, che descrive una profonda frattura politica e culturale all’interno dell’Iran. Durante il conflitto con Washington, donne senza velo sono apparse persino durante manifestazioni filo-governative e sui media statali, un’immagine difficilmente immaginabile fino a pochi anni fa.

L’eredità di “Donna, vita, libertà”

Il punto di svolta resta la morte di Mahsa Amini, la 22enne curda arrestata nel settembre 2022 dalla polizia morale con l’accusa di non aver indossato correttamente l’hijab e morta pochi giorni dopo mentre era in custodia. La sua morte innescò le proteste del movimento “Donna, vita, libertà”, represse duramente dalle autorità.

Quella mobilitazione, però, ha lasciato un segno profondo. A quattro anni di distanza, la rinuncia al velo è diventata molto più diffusa, soprattutto tra le giovani. Controlli e richiami non sono scomparsi, ma la distanza tra le regole ufficiali e ciò che accade quotidianamente nelle strade appare sempre più evidente.

Una donna di Teheran sulla sessantina, intervistata telefonicamente dalla Cnn, racconta che le autorità per ora non sembrano intervenire direttamente contro le ragazze incontrate per strada. Nella capitale, sostiene, il velo sarebbe ormai quasi scomparso in molti ambienti e l’abbigliamento femminile sarebbe diventato molto più libero rispetto al passato.

La pressione dei conservatori e le chiusure dei locali

La prudenza delle autorità non significa però che le norme siano state cancellate. Nelle ultime settimane i settori più intransigenti del sistema hanno intensificato gli appelli contro quella che alcuni religiosi e politici conservatori definiscono “nudità in pubblico”.

I media statali hanno inoltre dato spazio alla chiusura di caffè, locali e altre attività commerciali accusate di non aver fatto rispettare le prescrizioni sull’abbigliamento. La strategia sembra quindi muoversi, almeno in questa fase, anche attraverso pressioni sui gestori e provvedimenti mirati, anziché con un ritorno immediato a una repressione generalizzata nelle strade.

Restano poi i casi esemplari. A giugno la cantante iraniana Parastoo Ahmadi è stata condannata a 74 frustate e al divieto di lasciare il Paese per due anni dopo essersi mostrata durante una performance trasmessa online con i capelli sciolti e le spalle scoperte.

Pezeshkian: “Le convinzioni non si impongono con la forza”

Anche ai vertici dello Stato emergono posizioni meno rigide. Il presidente Masoud Pezeshkian, commentando il tema dell’hijab, ha messo in dubbio l’efficacia della coercizione: “Si può davvero cambiare il comportamento delle persone attraverso le leggi?”.

Pezeshkian ha citato anche il rapporto con la figlia, spiegando che non sempre è d’accordo con lui e chiedendosi se questo significhi che debba costringerla. Il presidente ha quindi sottolineato che le convinzioni non possono essere imposte con la forza.

L’obbligo del velo resta comunque parte dell’ordinamento iraniano. Dopo la rivoluzione islamica del 1979 le autorità iniziarono progressivamente a imporre l’hijab alle donne, mentre l’articolo 638 del Codice penale islamico sanziona chi appare in pubblico senza un “hijab islamico”.

Il nodo, dunque, non è soltanto giuridico. È diventato il simbolo di una trasformazione sociale che il potere fatica a contenere. Il regime non ha rinunciato alle norme sul velo, ma riportare indietro le lancette potrebbe essere molto più difficile di quanto lo fosse prima della morte di Mahsa Amini. Nelle strade iraniane, intanto, migliaia di donne stanno già vivendo come se quella regola avesse perso buona parte della sua forza.

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