Un’auto ha travolto a Treviso una ciclista di 61 anni. L’urto è avvenuto il 25 aprile e la donna è stata portata al Ca’ Foncello. Il conducente non si è fermato: nelle prime ore è scattata la denuncia per fuga e lesioni stradali.
Poi le verifiche hanno spostato il baricentro dell’indagine. Gli inquirenti ipotizzano un’azione volontaria e la posizione del giovane, un 25enne, è stata riqualificata con l’accusa di tentato omicidio. A cambiare il quadro, soprattutto un filmato.
Il video della dash-cam alle spalle
Al centro degli accertamenti c’è la registrazione della vettura che seguiva quella del 25enne. Il filmato copre i secondi immediatamente prima e dopo l’impatto e consente di rimettere in fila sorpasso e contatto.
Si vede l’auto affiancare la bici e poi stringere verso destra fino a toccare la ciclista. Una traiettoria che, per gli investigatori, è compatibile con una manovra pilotata e non con un errore di guida. Di qui il sequestro dei fotogrammi, già inseriti nel fascicolo e destinatari di una perizia formale richiesta all’autorità giudiziaria.
Dalle prime contestazioni alla svolta
In avvio si è trattato come un investimento con omissione di soccorso e lesioni. La polizia stradale ha identificato nei giorni successivi il giovane e lo ha denunciato per la fuga dopo l’urto. A quel punto l’analisi del video ha spinto a guardare all’elemento soggettivo.
La contestazione oggi tiene insieme due piani: la condotta alla guida e ciò che è seguito dopo l’impatto. Non solo la sterzata, quindi, ma anche la decisione di allontanarsi. Gli atti raccolti verranno valutati dall’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli accertamenti tecnici sul materiale video e sulla vettura, con riscontri cinematici e, se utili, balistici circoscritti al perimetro delle verifiche.
La vittima, un legame passato e il tema del movente
Nel corso delle indagini è affiorato un dato ulteriore: la donna di 61 anni in passato ha insegnato nella scuola elementare frequentata dal giovane. Non è un dettaglio marginale, perché gli investigatori vogliono capire se quel rapporto pregresso abbia inciso sulla scelta della condotta.
Da qui una linea di approfondimento dedicata. Le attività comprendono l’ascolto di testimoni, la ricostruzione di eventuali contatti precedenti e l’incrocio tra immagini e riscontri oggettivi. L’obiettivo è stabilire se la guida sia stata orientata da motivazioni personali legate a quel vecchio rapporto didattico oppure da fattori diversi.
I passaggi dell’inchiesta
La parte tecnica resta decisiva e detta i tempi. Le immagini della dash-cam dovranno essere peritate; i rilievi sull’auto serviranno a verificare compatibilità e traiettorie; tutta la documentazione confluirà nel fascicolo per le determinazioni del giudice.
Sul piano formale, la riqualificazione in tentato omicidio si aggiunge alla denuncia per fuga dopo l’incidente. È un passaggio che sposta l’asse dalla sola violazione stradale alla presunta intenzionalità dell’impatto. Più avanti sarà la combinazione tra perizia e indizi a indicare la rotta procedurale.
Il materiale video già acquisito e i riscontri tecnici raccolti compongono la base del dossier. La perizia sulle immagini e i controlli sulla vettura sono stati richiesti; gli atti sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria per i successivi passaggi.
