20 giugno 2026 – Dall’inizio dell’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo, 75 operatori sanitari sono risultati positivi e 17 sono deceduti, ha detto una funzionaria dell’Organizzazione mondiale della sanità. La maggior parte dei contagi si è verificata nei primi mesi, quando i sistemi locali di sorveglianza non riuscivano a riconoscere la malattia.
Virus Ebola, come si trasmette
Medici e infermieri figuravano tra i gruppi più esposti: l’Ebola si trasmette per contatto diretto con sangue e altri fluidi – saliva, feci, vomito – e in molte strutture mancavano dispositivi di protezione di base come guanti e mascherine, con operatori esposti in diversi casi prima che la presenza del virus nella loro area fosse confermata.
L’epidemia è concentrata nella provincia nord-orientale di Ituri, al confine con l’Uganda, a quasi tremila chilometri da Kinshasa. Nel bollettino dell’OMS le autorità sanitarie locali riportano 676 casi confermati e almeno 136 decessi; gli esperti mettono in guardia sul fatto che i numeri reali potrebbero essere più alti a causa di sottostima e limiti diagnostici. Le prime segnalazioni compatibili con la malattia risalgono al 25 aprile; la dichiarazione ufficiale dell’epidemia è stata emessa il 15 maggio.
La distanza dalla capitale e le infrastrutture sanitarie locali inadeguate hanno rallentato la risposta iniziale, ha osservato l’OMS. Nei centri sanitari della regione sono spesso mancati strumenti diagnostici rapidi per la variante circolante: all’inizio dell’ondata non erano disponibili test specifici in grado di identificare il ceppo, hanno riferito le autorità congolesi.
Le conseguenze sul personale sanitario
La scarsa disponibilità di dispositivi di protezione individuale ha incrementato il rischio per il personale; molti operatori sono stati contagiati mentre assistevano i primi casi, prima dell’attivazione di percorsi di isolamento e unità dedicate. L’OMS ha chiesto di reperire e distribuire rapidamente mascherine, guanti e altri presidi essenziali e di intensificare la formazione sul controllo delle infezioni.
Al centro delle valutazioni tecniche ci sono anche vaccini e trattamenti: i due vaccini prequalificati dall’OMS per il ceppo Zaire hanno mostrato efficacia nelle epidemie recenti, ma la loro efficacia contro altre specie di virus Ebola – e in particolare contro la variante eventualmente presente nella RDC in questa ondata – non è sempre nota. L’assenza di test rapidi nelle prime settimane ha reso più difficile applicare strategie di vaccinazione mirata, come la vaccinazione “a cintura” intorno ai casi confermati.
Nel frattempo, le cure di supporto e i protocolli clinici aggiornati restano strumenti essenziali per ridurre i decessi: reintegrazione dei liquidi, ossigenoterapia e correzione degli squilibri metabolici sono indicati come interventi prioritari fino a quando non saranno disponibili terapie specifiche per la variante in circolazione.
Virus Ebola, la risposta internazionale
Nel documento approvato dai leader europei, l’Unione europea ha ribadito il sostegno all’OMS e agli strumenti di cooperazione internazionale per migliorare prevenzione, preparazione e gestione delle emergenze sanitarie. I governi europei hanno sottolineato la necessità di una governance sanitaria capace di coordinare forniture, supporto logistico e scambio di dati epidemiologici tra Stati e organizzazioni internazionali.
Per ora l’obiettivo condiviso dalla comunità internazionale è contenere l’epidemia nelle province orientali della RDC e impedire la sua diffusione oltre confine. Sul terreno, le autorità congolesi e i partner internazionali stanno potenziando il tracciamento dei contatti, installando percorsi di isolamento e aumentando la capacità diagnostica.
I dati più recenti diffusi dall’OMS parlano di 896 casi confermati e 232 decessi.
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