Il costo di gestione di un conto corrente in Italia è salito del 23% in dieci anni, passando da 82,2 euro a 101,1 euro. Il dato emerge da uno studio di Adusbef elaborato su numeri della Banca d’Italia.
Lo stesso lavoro quantifica la liquidità delle famiglie sui conti: al 31 maggio 2026 i depositi delle famiglie consumatrici ammontano a 1.163 miliardi di euro, con forti differenze tra territori. La rilevazione considera esclusivamente le somme giacenti sui conti correnti, al netto delle forme di liquidità remunerata o vincolata.
Conti correnti, differenze regionali e pro capite
La Lombardia concentra quasi 239 miliardi e da sola rappresenta circa il 20% della ricchezza depositata sui conti correnti italiani. Seguono il Lazio, con 122 miliardi, e il Veneto, con 105 miliardi. In coda si colloca la Valle d’Aosta, che totalizza circa 2,8 miliardi.
Il quadro cambia guardando ai valori pro capite. La provincia “più ricca” per disponibilità media sui conti è Bolzano, con quasi 30.400 euro per residente. All’estremo opposto si trova Crotone, che si ferma a 9.679 euro a testa. L’indicatore evidenzia che la distribuzione della liquidità familiare non segue soltanto il peso economico aggregato delle regioni, ma anche la densità e la composizione demografica dei singoli territori.
Adusbef sottolinea che l’aumento dei costi medi rilevati dalla Banca d’Italia si è accompagnato a una crescita della massa di denaro ferma sui conti correnti, pur con divari marcati tra aree del Paese. L’associazione lega l’analisi a grandezze omogenee: conti correnti ordinari e disponibilità a vista, escludendo strumenti remunerati o vincolati che non rientrano nella definizione adottata dallo studio.
