Magdalena Baker ha annunciato che la Svizzera rimanderà in Italia i richiedenti asilo che si sono spostati sul suo territorio dopo essere sbarcati sulle coste italiane, e che i voli di rientro sono già stati programmati a partire dalla fine di agosto. La portavoce della segreteria di Stato per la migrazione ha detto al canale tedesco della tv pubblica che la procedura ripartirà in modo graduale e riguarderà inizialmente poche persone. «È interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato», ha affermato Baker.
I dettagli dell’annuncio svizzero e i numeri citati
La decisione svizzera viene presentata come l’attuazione del nuovo patto Unione europea sulla migrazione, sottoscritto nel 2025 e entrato in vigore il 12 giugno scorso, che prevede aiuti e compensazioni per gli Stati che subiscono flussi migratori a condizione che rispettino gli obblighi del trattato, tra cui l’esame delle richieste di asilo da parte della nazione d’ingresso. La Svizzera, pur non essendo membro dell’Unione europea, aderisce all’accordo di Schengen e reclama il rispetto di quei principi.
Secondo la segreteria per le migrazioni, i candidati alla riammissione ammonterebbero a 3.784, ma circa 1.400 di questi hanno nel frattempo ottenuto la protezione internazionale in Svizzera e potrebbero dunque restare dove sono; altri hanno la domanda ancora in fase di esame. Tenendo conto di queste situazioni il conto scenderebbe a circa 652 persone. La procedura, ha spiegato Baker, verrà attivata gradualmente e all’inizio interesserà numeri ristretti, con voli programmati dalla fine di agosto.
Le implicazioni per l’Italia e il caso tedesco di Faduma
La ripresa dei rimpatri ripropone per Roma il nodo dei cosiddetti «dublinanti»: stranieri che dopo essere approdati in Italia si sono spostati in altri Stati e qui hanno chiesto accoglienza, mentre il regolamento di Dublino prevede che la richiesta vada esaminata dalla nazione d’ingresso. L’Italia aveva sospeso le procedure di riammissione a partire dalla fine del 2022, subito dopo l’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni, sostenendo di essere sottoposta a forte pressione migratoria; il nuovo patto europeo ha però riaperto il tema obbligando gli Stati ad attenersi alle norme previste.
Con la Germania il governo italiano mantiene il dialogo aperto. A Berlino sono previste riammissioni, e nei casi immediati il numero di persone da imbarcare verso Roma può essere limitato, ma il principio potrebbe applicarsi a categorie più ampie a seconda dei criteri temporali adottati dal patto: la Svizzera non è entrata nel dettaglio sulla retroattività dell’applicazione e questo influenzerà il numero complessivo degli interessati.
Sul caso specifico seguito in Germania, Stephan Reichel dell’associazione Mateo Kirche und Asyl ha dichiarato a La Presse: «Non ci sono assolutamente indicazioni che il ministro dell’Interno tedesco stia accogliendo la richiesta del governo italiano di annullare l’espulsione prevista per questa notte». Reichel ha aggiunto: «Finora la cittadina somala non ha ricevuto alcuna comunicazione relativa alla revoca dell’ordine di espulsione» e ha concluso che «Significa un trattamento disumano nei confronti di Faduma e di altri potenziali richiedenti soggetti al regolamento di Dublino».
Al momento, ha precisato Baker, non è stato raggiunto alcun accordo bilaterale con l’Italia per la gestione operativa dei rimpatri; resta da vedere come risponderà Roma alle aperture e a quali condizioni verranno applicati i rimpatri.
