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Furto di Antonello da Messina, non è dei ladri il furgone ritrovato: si cerca un basista

Il mezzo che si ipotizzava fosse stato utilizzato dalla banda, dopo il sequestro e le verifiche effettuate, non sarebbe quello usato per fare il colpo

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Messina - Museo regionale di Messina - 2024-09-04 11-35-14 001.jpg

Tiber1960 — CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=152195116)

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Poteva essere una prima svolta nelle indagini sul clamoroso furto delle quattro opere di Antonello da Messina, sottratte la sera di Ferragosto dal Museo regionale Accascina di Messina, ma così non è stato. La polizia aveva individuato e sequestrato il furgone che forse era stato utilizzato dalla banda per la fuga, un elemento che avrebbe potuto rivelarsi decisivo per risalire agli autori del colpo. Il mezzo, con ogni probabilità rubato, è stato trovato in una zona isolata e priva di sistemi di videosorveglianza ma non sarebbe quello usato dalla banda per fare il colpo. Lo hanno detto fonti investigative.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Messina, punta ora a ricostruire ogni passaggio dell’operazione. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi che i ladri abbiano potuto contare sull’aiuto di un basista, qualcuno in grado di fornire informazioni precise sugli spazi del museo, sui sistemi di sicurezza e sulle abitudini del personale.

Il museo regionale Accascina a Messina, dove è avvenuto il furto, oggi è regolarmente aperto. Un telo nero copre la base appoggiata a una parete di legno dov’erano sistemate le tavole del Polittico di Antonello da Messina, rubate a Ferragosto.

Il furgone seguito attraverso le telecamere

Gli investigatori della Squadra mobile sono riusciti a ricostruire parte del percorso del furgone attraverso le immagini delle telecamere presenti lungo le strade della città. Il veicolo sarebbe stato seguito virtualmente a partire dalla zona di viale Annunziata, fino al punto in cui è scomparso dalla rete di videosorveglianza.

Le ricerche si sono concentrate proprio nell’area rimasta fuori dagli “occhi elettronici”, dove il mezzo è stato infine rintracciato. Adesso sarà sottoposto agli accertamenti della polizia scientifica, alla ricerca di impronte, tracce biologiche o qualsiasi altro elemento utile a identificare chi lo abbia utilizzato.

Secondo l’ipotesi investigativa, una volta raggiunta la zona isolata i componenti della banda potrebbero aver effettuato un cambio di veicolo, trasferendo le opere su un’altra automobile non collegabile direttamente al furto. Una strategia che avrebbe consentito di interrompere la traccia lasciata dalle telecamere e proseguire la fuga.

Un furto durato pochi minuti

Il furto è stato compiuto nella serata del 15 agosto, mentre Messina era impegnata nella tradizionale processione della Vara, evento che richiama ogni anno migliaia di persone. Le immagini registrate all’interno del museo mostrerebbero due uomini con caschi integrali entrare da un accesso laterale e dirigersi direttamente verso le opere di Antonello.

I ladri hanno rimosso tutte le cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, capolavoro firmato e datato 1473, ma due sono state successivamente abbandonate nei pressi del museo. Sono invece scomparse tre tavole del complesso e una piccola tavola bifronte, anch’essa attribuita al maestro rinascimentale. Il museo ricorda che il Polittico, commissionato per il monastero di Santa Maria extra moenia, rappresenta una delle testimonianze fondamentali del legame tra Antonello e la sua città.

Secondo le ricostruzioni investigative, il gruppo potrebbe essere stato formato da almeno quattro persone: due incaricate di entrare nell’edificio e altre due all’esterno, pronte a garantire la fuga. La rapidità e la precisione dell’azione rafforzano l’ipotesi di un colpo preparato attraverso sopralluoghi e una conoscenza dettagliata dell’obiettivo.

La pista del basista

Gli investigatori stanno quindi passando al setaccio anche le registrazioni dei giorni precedenti, nella speranza di individuare persone che possano aver effettuato sopralluoghi. Parallelamente vengono analizzati i dati delle celle telefoniche per identificare utenze anomale o presenze ricorrenti nella zona del museo prima e durante il furto.

La possibilità di rivendere normalmente i dipinti appare estremamente ridotta: si tratta di opere immediatamente riconoscibili e conosciute a livello internazionale. Anche per questo tra gli scenari presi in considerazione c’è quello di un furto su commissione. Reuters riferisce che gli investigatori stanno valutando anche possibili collegamenti con ambienti della criminalità organizzata, mentre il valore e la notorietà dei dipinti renderebbero praticamente impossibile una loro commercializzazione attraverso i canali legali.

Le opere sottratte hanno un’importanza eccezionale anche perché il corpus conosciuto di Antonello da Messina è molto limitato. Il furto ha privato temporaneamente la città di alcuni dei suoi principali simboli artistici.

Sotto esame anche la vigilanza del museo dopo il furto delle opere di Antonello da Messina

Un altro fronte dell’inchiesta riguarda ciò che è accaduto all’interno del museo durante e immediatamente dopo il colpo. Gli investigatori hanno ascoltato i quattro custodi presenti quella sera e stanno ricostruendo la gestione dell’allarme e i minuti successivi alla sua attivazione.

In particolare, si cerca di capire perché non sia scattato un intervento immediato e se siano state rispettate tutte le procedure previste. Le ricostruzioni di stampa sulle attività dei singoli dipendenti durante quei minuti restano al momento oggetto di verifica e non costituiscono responsabilità accertate.

Il sistema di allarme sarebbe stato funzionante, circostanza confermata anche dalle prime ricostruzioni internazionali del furto. L’inchiesta dovrà quindi stabilire come sia stato possibile per i ladri agire con tale rapidità e allontanarsi prima dell’intervento delle forze dell’ordine.

Il fascicolo è aperto per furto pluriaggravato di opere d’arte. Il ritrovamento del furgone rappresenta ora il primo elemento materiale lasciato dalla banda: dalle analisi sul mezzo e dalla ricostruzione del successivo cambio d’auto potrebbero arrivare le indicazioni necessarie per dare un volto agli autori di uno dei più gravi furti d’arte avvenuti in Italia negli ultimi anni.

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