La Via Lattea e la sua storia profonda vengono rilette alla luce di nuove evidenze: lo studio internazionale guidato da Davide Massari, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, mette in luce prove di un’antica collisione galattica che ha contribuito in modo significativo alla formazione della nostra galassia. Il lavoro, pubblicato su Nature Astronomy, si basa sull’analisi di 39 ammassi globulari e su un metodo innovativo per stimarne l’età, consentendo ai ricercatori di distinguere tracce di eventi di fusione nella struttura stellare della Via Lattea. Il risultato principale è che la galassia avrebbe incorporato strutture esterne in almeno due grandi eventi separati, con effetti misurabili sulla popolazione stellare.
Una nuova scoperta sulla Via Lattea
I ricercatori hanno esaminato in dettaglio 39 ammassi globulari, regioni dense di stelle che conservano informazioni cronologiche preziose. Per questi ammassi è stato adottato un approccio nuovo nella stima delle età, che ha permesso di ordinare cronologicamente i contributi stellari provenienti da fusioni passate. Lo studio sottolinea che combinando i movimenti, l’età e la distribuzione spaziale delle stelle è possibile ricostruire episodi di acquisizione di materiale extragalattico. La scelta degli ammassi e il metodo di calibrazione delle età sono presentati come elementi chiave per isolare segnali compatibili con fusione, senza però prescindere dalle incertezze intrinseche nelle misure astrofisiche.
Le due fusioni identificate
Dall’analisi emerge la sequenza di due grandi eventi. Il primo, e principale novità dello studio, sarebbe avvenuto 12 miliardi di anni fa quando una coppia di galassie indicate con il nome combinato Kraken-Heracles si sarebbe fusa con la Via Lattea, aggiungendo una quantità di stelle stimata in circa 500 milioni di masse solari. Il secondo evento riguarda una fusione già nota: quella con le galassie nane denominate Gaia-Sausage-Enceladus, che sarebbe avvenuta poco meno di due miliardi di anni dopo. I ricercatori collegano i segnali ricavati dagli ammassi globulari a questi due episodi distinti, ricostruendo una cronologia che distingue contributi stellari antichi da quelli di età leggermente inferiore.
Collaborazione e conferme future sulla Via Lattea
Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto anche gruppi italiani, fra cui ricercatori delle università di Bologna e Pisa e degli osservatori Inaf di Bologna, Abbruzzo, Roma e Arcetri. I risultati offrono una ricostruzione più dettagliata della storia antica della Via Lattea e, come osservano gli autori, potranno essere verificati e raffinate dalle prossime osservazioni. In particolare, la mappa tridimensionale di milioni di stelle fornita da Gaia, il telescopio dell’Agenzia Spaziale Europea, è indicata come uno strumento chiave per confermare i segnali individuati, e il futuro telescopio Plato dell’Esa è citato come possibile ulteriore risorsa: Plato punta ad essere lanciato nello spazio nel 2027.
