Luigi Mangione si è dichiarato colpevole nel procedimento federale per l’uccisione del CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson. Davanti alla giudice Margaret Garnett, il 28enne ha ammesso per la prima volta in tribunale di aver pianificato e compiuto l’agguato del 4 dicembre 2024 a Manhattan. “Ho sparato al signor Thompson e l’ho ucciso”, ha detto in aula. “Sapevo che quello che stavo facendo era illegale”. Mangione rischia fino all’ergastolo.
Mangione racconta come ha pianificato l’omicidio di Brian Thompson
Davanti alla giudice, Mangione ha ricostruito anche alcuni dei passaggi che hanno preceduto l’omicidio. Il 28enne ha raccontato di aver sofferto per anni di forti dolori alla schiena e ha parlato delle difficoltà incontrate con il sistema sanitario e assicurativo statunitense.
Ha spiegato di essersi informato sulla conferenza annuale degli investitori di UnitedHealthcare e di essersi presentato come investitore per ottenere informazioni sull’evento e sugli spostamenti di Thompson.
Mangione ha inoltre ammesso di aver utilizzato una stampante 3D per realizzare alcune parti dell’arma e di essere arrivato a New York con l’intenzione di uccidere il dirigente. Thompson, 50 anni, venne colpito a morte la mattina del 4 dicembre 2024 davanti all’hotel di Manhattan dove avrebbe dovuto partecipare a un incontro della società.
Ad assistere all’udienza c’erano anche la moglie della vittima, Paulette Thompson, e altri familiari. Quando Garnett gli ha chiesto se fosse consapevole che la sua scelta potesse portare a una condanna all’ergastolo, Mangione ha risposto “sì”.
Le due accuse federali rimaste a carico di Mangione
Mangione si è dichiarato colpevole di stalking interstatale con conseguente morte e di stalking attraverso mezzi del commercio interstatale con conseguente morte.
Sono le due imputazioni federali rimaste dopo che, nel gennaio 2026, erano stati eliminati i capi d’accusa che avrebbero consentito alla procura di chiedere la pena di morte.
Sul fronte federale resta quindi da stabilire soltanto la pena. La dichiarazione di colpevolezza, però, non chiude l’intera vicenda giudiziaria.
La difesa ora prova a fermare il processo statale
Mangione deve infatti rispondere anche davanti alla giustizia dello Stato di New York, dove è accusato di omicidio di secondo grado e reati legati alle armi. Il processo è fissato per l’8 settembre.
È proprio su questo secondo procedimento che adesso si concentra la strategia della difesa. Gli avvocati puntano a far annullare le accuse statali richiamando le norme di New York contro la doppia incriminazione.
Dopo l’udienza, Friedman Agnifilo ha sostenuto che Mangione abbia ormai assunto la responsabilità per la morte di Thompson e che non dovrebbe essere processato una seconda volta per quello che la difesa considera lo stesso fatto.
La procura di Manhattan contesta questa lettura e sostiene invece che le accuse statali siano giuridicamente distinte da quelle federali. Sarà quindi il tribunale a decidere se il processo dell’8 settembre potrà andare avanti. La dichiarazione di colpevolezza pronunciata a Manhattan chiude un capitolo del caso Mangione, ma non ancora l’intera partita giudiziaria.
