Matteo Lepore è stato oggetto di minacce di morte online dopo la manifestazione del 20 luglio per Abderrahim Fakir. Fakir era morto al Pilastro durante un intervento della polizia, e il presidio convocato dallo stesso sindaco insieme ai familiari si è poi concluso con scontri e disordini.
Dopo la serata si sono accumulati centinaia di commenti offensivi sotto i post del primo cittadino e messaggi minacciosi inviati anche alla sua casella di posta elettronica. Di fronte all’ondata di offese e intimidazioni, Lepore ha presentato denuncia e gli è stata assegnata una scorta a tutela della sua incolumità.
Le indagini della Digos
Le investigazioni condotte dalla Digos hanno permesso di risalire a circa venti persone ritenute autrici delle comunicazioni minacciose, ora indagate per minacce a Lepore aggravate dal metodo informatico. I capi d’imputazione indicati dagli accertamenti sono incentrati sul carattere intimidatorio dei messaggi diffusi via social e via email.
Secondo quanto emerso dalle verifiche, gli utenti individuati risultano residenti sia a Bologna sia fuori regione. Nella maggioranza dei casi le persone avrebbero agito a volto scoperto, utilizzando nome e cognome reali anziché profili falsi, elemento che ha agevolato le indagini della polizia. Al momento, tra gli indagati non risulterebbe alcun legame diretto né, sempre per ora, l’emergere di un’azione coordinata tra loro.
Gli inquirenti mantengono aperta l’attività investigativa per ricostruire la catena dei messaggi e per identificare altri eventuali responsabili: le verifiche procedono su più fronti, incluse tracce informatiche e analisi dei profili coinvolti.
Denuncia, scorta e il contesto della manifestazione
La denuncia presentata dal sindaco ha portato all’assegnazione di una scorta come misura di tutela. La scelta di presentare querela è arrivata dopo l’accumularsi di insulti e messaggi minacciosi che hanno colpito in modo diretto la figura del primo cittadino.
La manifestazione del 20 luglio, indetta per ricordare la morte di Abderrahim Fakir, aveva riunito familiari e cittadini al Pilastro. Nelle ore successive al presidio la serata è degenerata in scontri e disordini, circostanza che ha innescato la serie di offensive digitali contro il sindaco: commenti offensivi sotto i post pubblicati e messaggi inviati alla sua casella di posta elettronica.
La Digos continua a documentare e a catalogare i messaggi identificati come minacce aggravate dal metodo informatico, con l’obiettivo di chiarire modalità e responsabilità. Minacce a Lepore rimangono al centro degli accertamenti avviati dopo quel presidio.
Gli accertamenti proseguono per identificare altri responsabili delle minacce.
