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Eruzione Etna: disagi ai voli, chiuso Fontanarossa fino al 14 agosto

Ottavo giorno di disagi: 700 voli cancellati e oltre 400 riprogrammati. Danni al turismo fino a 24 milioni di euro

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Etna, voli bloccati a Catania: cosa fare se il viaggio salta

Etna, voli bloccati a Catania: cosa fare se il viaggio salta | credits to @WeatherMonitors

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Giornalista e autore per Alanews.it, si occupa di attualità, politica, economia e società con particolare attenzione all’analisi dei fatti e alla verifica delle fonti. Il suo lavoro si concentra sulla cronaca e sull’approfondimento dei temi che influenzano il dibattito pubblico, con uno stile chiaro, rigoroso e orientato alla comprensione dei fenomeni contemporanei. Attraverso articoli, analisi e contenuti multimediali contribuisce alla produzione editoriale di Alanews, seguendo i principali eventi nazionali e internazionali e raccontandoli con un approccio informativo indipendente e basato sui principi del giornalismo professionale.

L’Aeroporto Fontanarossa è tornato a essere il centro dei disagi dopo che l’eruzione dell’Etna ha sparso cenere sui cieli della Sicilia. Per la presenza di cenere vulcanica e l’andamento dei venti, lo stop ai voli in arrivo e in partenza dallo scalo di Catania è stato prolungato fino alle 2 di venerdì 14 agosto. È invece rientrato il blocco temporaneo di Comiso, rimasto chiuso per circa 12 ore a causa della contaminazione da cenere vulcanica.

L’emergenza entra nell’ottavo giorno, con cancellazioni, ritardi e deviazioni che hanno trasformato i collegamenti aerei dell’isola in un problema diffuso. Dal 7 al 12 agosto sono stati 700 i voli cancellati a Catania, mentre sono oltre 400 i collegamenti riprogrammati negli altri scali: più di 100 su Comiso, 330 su Palermo, 22 su Trapani e alcuni su Lamezia Terme. Decine di migliaia i passeggeri rimasti a terra, molti dei quali costretti a raggiungere altri aeroporti siciliani con bus e treni.

Impatto sui trasporti e sulle alternative per i passeggeri

La chiusura dello scalo ha creato una pressione immediata sui collegamenti terrestri: da Catania, raggiungere gli aeroporti alternativi è reso difficile da bus pieni, auto a noleggio introvabili, poche navette e tariffe taxi elevate. L’articolazione del sistema aeroportuale regionale emerge come un punto vulnerabile: se lo scalo principale entra in affanno, la capacità di assorbire traffico deviato cala rapidamente.

I passeggeri hanno concentrato l’attenzione su Palermo, Trapani e Comiso come «vie di fuga». Le deviazioni e le modifiche di rotta hanno prodotto code e attese prolungate nei punti di partenza e arrivo, con ripercussioni anche sulle operazioni delle compagnie. La Regione siciliana ha potenziato i collegamenti verso gli altri scali per agevolare i trasferimenti dei viaggiatori coinvolti nell’emergenza.

A Fontanarossa la folla dei giorni scorsi è intanto diminuita: una parte consistente delle presenze nello scalo è ora legata proprio ai trasferimenti organizzati verso gli aeroporti alternativi. Sac ha fatto sapere di essere al lavoro insieme alle istituzioni, alla Protezione civile e agli altri scali siciliani per garantire la maggiore continuità possibile dei collegamenti e l’assistenza ai passeggeri.

Reazioni istituzionali e richieste del settore turistico

Il settore turistico ha sollecitato misure coordinate: Fiavet Sicilia chiede l’istituzione di un tavolo permanente per le emergenze aeroportuali, mentre il governatore Renato Schifani ha annunciato lo stanziamento di nuove risorse. I consiglieri comunali di Mpa, FI e Lega hanno invece puntato il dito contro la gestione dell’infrastruttura, citando la società che gestisce lo scalo, Sac.

La crisi avrebbe già provocato danni compresi tra 12 e 24 milioni di euro al settore turistico, secondo le stime di Assoesercenti. Alberghi, agenzie e tour operator segnalano il possibile impatto sulle prenotazioni e sull’immagine della destinazione: la chiusura prolungata e le deviazioni costringono a riorganizzazioni logistiche e a spostamenti non programmati.

La gestione dell’emergenza ha acceso anche la polemica politica. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha rilanciato il tema della collocazione dello scalo catanese: “A essere fuori posto non è l’Etna ma l’aeroporto”, ha affermato, ricordando l’ipotesi di una delocalizzazione tra Catania ed Enna inserita nel Piano territoriale provinciale quando era presidente della Provincia di Catania.

Le opposizioni attaccano invece il governo regionale. Il segretario siciliano del Pd Anthony Barbagallo ha definito la gestione dell’emergenza «incompetente e inadeguata», mentre la vice capogruppo del M5s all’Ars Roberta Schillaci ha chiesto un cambio ai vertici di Sac. Schifani ha replicato sottolineando che la Regione, pur non avendo competenze sulla gestione del traffico aereo, sta collaborando attraverso collegamenti straordinari e l’attivazione della Protezione civile.

La nube di cenere: quota, direzione e aree interessate

Il centro di monitoraggio ha registrato la nube di cenere a una quota significativa: il Vaac di Tolosa ha segnalato che la nube ha raggiunto circa 5.500 metri di quota e si sposta verso sud e sud-ovest. In quantità limitata la cenere è stata osservata anche a Malta e in Libia.

L’attività dell’Etna resta intensa, con attività stromboliana, boati e una nube vulcanica alta chilometri. Tre delle quattro fratture aperte sul fianco del vulcano continuano ad alimentare colate nella Valle del Bove, mentre il tremore vulcanico resta su valori elevati.

Non è possibile, al momento, stabilire quanto durerà questa fase. “Non possiamo sapere quanto durerà l’attività dell’Etna”, ha spiegato Stefano Branca, direttore del dipartimento Vulcani dell’Ingv: i sistemi di monitoraggio consentono di anticipare l’inizio di determinate fasi dell’attività vulcanica, ma non di prevederne con certezza la fine.

Accanto alla criticità dei voli, la presenza delle colate laviche e delle emissioni ha attirato sul territorio centinaia di curiosi che si portano nelle aree osservabili dal basso. Le autorità locali e gli operatori aeroportuali continuano a monitorare la situazione meteo-vulcanologica per valutare ripristini e nuove chiusure in base alla dispersione della cenere e all’andamento dei venti.

La situazione rimane in evoluzione: dopo otto giorni di interruzioni e deviazioni il quadro operativo degli scali siciliani dipende dall’andamento dell’attività vulcanica e dalla traiettoria della nube di cenere, con ricadute immediate sui servizi di trasporto e sul turismo.

Vaac di Tolosa ha indicato come fatto puntuale che la nube è arrivata a circa 5.500 metri e che residui di cenere sono stati segnalati a Malta e in Libia.

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