A Montecitorio i capigruppo di opposizione hanno formalmente scritto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per chiedere valutazioni sull’applicazione dell’articolo 60 del Regolamento dopo le parole pronunciate in Aula da Galeazzo Bignami. Il deputato di Fratelli d’Italia aveva attribuito all’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro la liberazione di numerosi mafiosi
Noi possiamo dire a testa alta di aver provato ad eleggere Paolo Borsellino come Presidente della Repubblica. La sinistra no. pic.twitter.com/HbMJX66Tht
— Galeazzo Bignami (@galeazzobignami) August 5, 2026
La richiesta all’Ufficio di Presidenza
I firmatari della lettera indirizzata a Fontana sono Chiara Braga, Riccardo Ricciardi, Luana Zanella, Matteo Richetti e Riccardo Magi, che hanno chiesto di valutare la proposta di censura e la possibile interdizione dai lavori parlamentari da due a quindici giorni di seduta prevista dal regolamento.
Secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta, Bignami avrebbe reiterato in Aula un’affermazione sulla presunta responsabilità dell’ex capo dello Stato per la “liberazione di 300 mafiosi al 41-bis” nonostante i richiami della Presidenza, configurando così, a loro avviso, espressioni che superano i limiti della normale polemica politica.
Tesi di Bignami e ricostruzione storica in Aula
Nelle dichiarazioni di voto sul tema dell’uso delle chat di Andrea Delmastro, il capogruppo di Fratelli d’Italia aveva inquadrato il confronto nella lotta alla mafia e nelle elezioni al Quirinale del 1992, ricordando che secondo la prima parte della sua ricostruzione il Movimento Sociale Italiano avrebbe votato Paolo Borsellino e che poi “la sinistra fece eleggere Scalfaro”.
Nell’intervento Bignami ha sostenuto che, un anno dopo, sarebbe avvenuta la liberazione di centinaia di mafiosi dal regime del 41-bis, affermazione che ha scatenato le reazioni dei gruppi di opposizione e la richiesta formale rivolta a Fontana per l’attivazione dei meccanismi regolamentari previsti dalla Camera.
La decisione del 1993 e le responsabilità effettive
I fatti del 1993, come ricordato nella nota inviata dai gruppi di minoranza, riguardano la decisione di non rinnovare 334 provvedimenti di 41-bis presa nel novembre del 1993 dall’allora ministro della Giustizia, Giovanni Conso, scelta che lo stesso Guardasigilli ha poi attribuito a una propria responsabilità autonoma.
Attribuire all’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, la diretta revoca di centinaia di misure e l’affermazione che avrebbe “liberato 300 mafiosi” significa, secondo gli oppositori, spostare su un ruolo che non era di competenza del Quirinale una decisione compiuta dall’esecutivo, creando così un conflitto tra memoria storica e responsabilità istituzionali.
La questione è inoltre collegata alle ricostruzioni processuali sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, che hanno indicato un ruolo del Quirinale nelle dinamiche di indirizzo sulla politica carceraria e nei cambi ai vertici dell’amministrazione penitenziaria, aspetti distinti però dall’attribuzione diretta della revoca dei decreti 41-bis.
I gruppi di Pd, Avs e altri avevano già contestato il discorso di Bignami definendolo un «falso storico» e chiedendo scuse pubbliche, e ora la palla passa a Lorenzo Fontana, che dovrà decidere se proporre all’Ufficio di Presidenza la sanzione prevista dall’articolo 60 del Regolamento e quindi se aprire la procedura disciplinare nei confronti del capogruppo di Fratelli d’Italia.
