Le lancette dell’orologio della stazione di Bologna sono ferme sulle 10:25. È l’ora che da 46 anni identifica una delle ferite più profonde della storia italiana.
Era sabato 2 agosto 1980, nel pieno dell’esodo estivo. La stazione centrale era affollata di famiglie, lavoratori e persone in partenza per le vacanze quando una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe. L’esplosione investì la struttura, parte della pensilina e il treno Ancona-Chiasso fermo sul primo binario. Il bilancio fu devastante: 85 morti e oltre 200 feriti. La vittima più giovane, Angela Fresu, aveva appena tre anni. Quella di Bologna sarebbe diventata la strage terroristica più sanguinosa dell’Italia repubblicana.
Cosa accadde il 2 agosto 1980
L’esplosione fu così violenta da provocare il crollo di una parte dell’edificio. Nei primi minuti regnò il caos. Passeggeri, ferrovieri, tassisti e cittadini iniziarono a scavare tra le macerie e ad aiutare i soccorritori. Uno dei simboli di quella giornata sarebbe diventato l’autobus 37, utilizzato per trasportare le vittime dalla stazione verso l’obitorio, mentre taxi e automobili private vennero impiegati per portare i feriti negli ospedali.
Inizialmente si ipotizzò anche l’esplosione accidentale di una caldaia, ma l’ipotesi venne rapidamente abbandonata: nella sala d’aspetto era esploso un ordigno. Cominciava così un percorso giudiziario destinato a durare decenni.
Le condanne per la strage di Bologna
Le indagini si concentrarono sulla matrice neofascista dell’attentato. Dopo un lunghissimo iter processuale, nel 1995 diventarono definitive le condanne all’ergastolo di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari. Entrambi hanno sempre negato il proprio coinvolgimento nella strage.
Nel 2007 la Cassazione confermò la condanna a 30 anni di Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dell’attentato. A loro si è aggiunto Gilberto Cavallini, condannato all’ergastolo per concorso nella strage: secondo l’accusa fornì supporto logistico agli altri componenti dei Nar. Ma uno dei passaggi più importanti nella ricostruzione giudiziaria è arrivato molti anni dopo. Nel 2022 Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia Nazionale, è stato condannato all’ergastolo come esecutore della strage in concorso con gli ex Nar già condannati. La sentenza è stata confermata in appello nel luglio 2024.
I mandanti e i depistaggi
Per molti anni una delle domande centrali è stata chi avesse organizzato e finanziato l’attentato. Il processo Bellini ha permesso alla magistratura di delineare un quadro più ampio. Nella ricostruzione dell’accusa, Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti e quindi non processabili, sono stati indicati rispettivamente tra mandanti, finanziatori e organizzatori della strage.
La storia giudiziaria di Bologna è inoltre inseparabile da quella dei depistaggi che hanno ostacolato le indagini. Già nel 1995 erano diventate definitive le condanne di Licio Gelli, Francesco Pazienza e degli ex ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte per aver cercato di sviare gli investigatori.
Nel processo più recente sono arrivate anche le condanne dell’ex carabiniere Piergiorgio Segatel, a sei anni per depistaggio, e di Domenico Catracchia, a quattro anni per false informazioni al pubblico ministero finalizzate a sviare le indagini.
Il 2 agosto, 46 anni dopo
Quarantasei anni dopo, Bologna torna oggi a ricordare le vittime. Il programma ufficiale prevede il tradizionale corteo da piazza Nettuno alla stazione centrale, con la città riunita ancora una volta attorno alle famiglie delle persone uccise. L’orologio sulla facciata della stazione continua a indicare le 10:25. Nel corso degli anni è diventato molto più di un simbolo della tragedia: rappresenta il lavoro delle famiglie delle vittime e della città per impedire che la memoria della strage venisse cancellata insieme alle sue responsabilità.
Perché quella del 2 agosto non è soltanto la storia di una bomba esplosa in una stazione affollata. È anche la storia di decenni di processi, depistaggi e ricerca della verità, durante i quali il quadro giudiziario ha continuato a ricomporsi pezzo dopo pezzo. E ogni 2 agosto, quando Bologna si ferma ancora una volta alle 10:25, quelle lancette ricordano che 85 persone stavano semplicemente aspettando un treno.
