L’Iran rivendica la vittoria nella guerra contro Stati Uniti e Israele, mentre nello Stretto di Hormuz la tensione continua a concentrarsi attorno al passaggio delle navi commerciali. A parlare è Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e negoziatore nei colloqui con Washington, secondo cui Teheran avrebbe prevalso nel conflitto, anche se la vittoria deve ancora essere «consolidata».
Le dichiarazioni arrivano mentre resta estremamente delicata la situazione nello Stretto di Hormuz, diventato uno dei principali fronti della crisi. Una petroliera è stata colpita da un proiettile nelle acque al largo dell’Oman, con danni alla sala macchine. Nelle ultime ore sono stati inoltre segnalati altri episodi che hanno coinvolto il traffico commerciale nella zona.
Ghalibaf: “L’Iran ha vinto la guerra”
«L’Iran ha vinto la guerra con gli Usa e Israele, ma dobbiamo consolidare questa vittoria», ha dichiarato Ghalibaf, secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Fars. Il presidente del Parlamento ha invitato il Paese ad avere «speranza in un futuro luminoso», legando il futuro politico della Repubblica islamica anche al rafforzamento della nuova leadership.
Ghalibaf ha infatti chiesto alle autorità iraniane di «espandere e rafforzare il potere esecutivo» della Guida Mojtaba Khamenei, sostenendo che proprio da qui dovrà partire ogni tentativo di costruire un Iran più forte. Parole che assumono particolare peso nel quadro politico interno e nella fase successiva alla morte di Ali Khamenei.
La rivendicazione di una vittoria ha anche un evidente valore politico. Il conflitto ha sottoposto l’Iran a una forte pressione militare ed economica e Teheran punta ora a presentare la propria capacità di resistenza come una dimostrazione di forza nei confronti sia degli avversari esterni sia dell’opinione pubblica interna.
Petroliera colpita nello Stretto di Hormuz
Intanto è ancora lo Stretto di Hormuz a rappresentare uno dei punti più pericolosi della crisi. Nelle ultime ore una petroliera è stata colpita da un proiettile mentre navigava lungo il corridoio marittimo al largo della penisola di Musandam, in Oman. L’impatto avrebbe danneggiato la sala macchine, rendendo la nave temporaneamente incapace di manovrare.
L’incidente arriva dopo giorni di tensione crescente sulle rotte commerciali. Il 31 luglio l’Iran aveva dichiarato di aver impedito a due navi di lasciare lo Stretto e di averne costrette altre quattro a tornare indietro. Le tensioni hanno avuto ripercussioni immediate anche sui mercati, con il prezzo del petrolio tornato a salire per i timori legati alla sicurezza delle forniture.
Hormuz rimane infatti uno dei passaggi energetici più importanti del pianeta: attraverso le sue acque transita una quota considerevole del petrolio e del gas naturale liquefatto commercializzati a livello globale. Per questo ogni attacco a una nave o limitazione alla navigazione rischia di produrre conseguenze che vanno ben oltre il conflitto tra Washington e Teheran.
La battaglia per Hormuz continua
La situazione nello Stretto è ormai diventata anche una battaglia di narrazioni. Da una parte Teheran rivendica la propria capacità di controllare il passaggio e di esercitare pressione sugli avversari attraverso una delle arterie energetiche più importanti al mondo. Dall’altra gli Stati Uniti contestano l’idea che l’Iran abbia il pieno controllo della rotta e continuano a sostenere la navigazione commerciale.
È in questo scenario che arrivano le parole di Ghalibaf. Teheran parla già di vittoria, ma sul terreno e soprattutto in mare il confronto è tutt’altro che concluso: la sicurezza dello Stretto di Hormuz resta uno degli elementi decisivi per capire quale sarà la prossima fase della guerra.
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