Toufik “Tom” Afram e la sua società Op-Fortitude hanno depositato in tribunale federale in California, una causa da $105 milioni contro Netflix per la scomparsa di un master non cifrato del film Fortitude, consegnato a mano allo studio di Netflix a Sunset Bronson Studios il 15 giugno e poi risultato rubato da una scrivania negli uffici di Los Angeles.
La denuncia e i fatti principali
La causa, registrata nel distretto centrale della California, accusa la piattaforma di violazione contrattuale e negligenza dopo che il master non cifrato del thriller bellico è sparito mentre era in possesso del personale interno. Il film, descritto come un prodotto da $45 milioni, è diretto da Simon West e ha nel cast Nicolas Cage, Matthew Goode, Ed Skrein e Alice Eve, con un valore commerciale stimato oltre $112 milioni.
I produttori affermano che il materiale consegnato era una copia digitale da proiezione priva di cifratura e che le istruzioni prevedevano la cancellazione dei file dopo la visione e una notifica per il ritiro del supporto. Nella denuncia si precisa che la scomparsa del dispositivo ha interrotto le trattative di vendita e ha esposto la produzione a rischi assicurativi e commerciali.
La timeline e le comunicazioni interne
Secondo l’atto, il DCP era stato portato di persona allo studio di Netflix il 15 giugno con la richiesta esplicita di cancellazione dopo la proiezione e di avviso quando il drive fosse pronto per il ritiro; l’intervallo fra la consegna e il furto fu di appena nove-dieci giorni. I produttori sostengono che, dopo questo intervallo, il capo acquisizioni ha scritto ai film-maker per comunicare che il drive era stato sottratto insieme ad altri dispositivi, definendo l’episodio un “first for Netflix”.
La querela segnala inoltre che Netflix aveva proposto di eseguire internamente un test del DCP invece di affidarsi a un fornitore esterno per la sicurezza della copia, una procedura che la denuncia quantifica in circa $800; secondo i produttori quella alternativa avrebbe evitato la perdita del supporto e la conseguente perdita master.
Conseguenze commerciali e assicurative
I legali della produzione spiegano che le vendite sono state sospese nonostante l’interesse di più distributori, perché ogni potenziale acquirente va ora informato che una copia non cifrata è mancante, circostanza che complica negoziazioni e coperture assicurative. La denuncia mette in evidenza la difficoltà di proseguire trattative di acquisizione quando il materiale originario risulta non rintracciabile e potenzialmente compromesso.
La denuncia cita anche un precedente del settore in cui, nel 2017, furono sottratti episodi non distribuiti di una serie televisiva presso una società terza di post-produzione; in questo caso la differenza sostanziale è che il dispositivo sarebbe scomparso dall’interno degli uffici stessi di Netflix, circostanza che sposta l’attenzione sulle procedure di sicurezza fisica adottate internamente dalla piattaforma.
La risposta di Netflix e le rivendicazioni legali
Nel testo della causa i produttori riportano che l’email interna che annunciava il furto fu inviata dal responsabile acquisizioni Sean Berney, mentre la replica pubblica di Netflix sostiene che la responsabilità ricade sui produttori per aver fornito una copia senza le protezioni standard del settore. La società ha definito la richiesta pre-giudiziale di $165 milioni come un tentativo ostile di estorsione piuttosto che un negoziato in buona fede.
I capi d’accusa elencati nella denuncia includono in particolare la mancata cifratura del DCP e la presunta negligenza nella custodia dei dispositivi; per questo motivo la perdita master è al centro della controversia legale depositata nel tribunale federale della California.
La vicenda richiama la pratica corrente di utilizzare link cifrati e soluzioni di sicurezza esterne proprio per prevenire la sottrazione o la compromissione di copie destinate a proiezioni controllate, e pone nuovamente l’accento sui protocolli fisici e digitali che regolano la circolazione dei contenuti cinematografici all’interno delle grandi piattaforme.
