L’aumento della percezione di insicurezza nelle città riporta ciclicamente al centro del dibattito pubblico il fenomeno delle baby gang e le strategie per contrastarlo: ma perché multare i genitori è la risposta sbagliata? Tra le proposte emerse sul piano politico e normativo spicca l’introduzione di sanzioni economiche e multe ai genitori dei minori coinvolti in atti vandalici o reati di strada.
Tuttavia, l’analisi dei dati sulla devianza giovanile e il parere di psicologi, sociologi e giuristi evidenziano come la strada delle sanzioni pecuniarie alle famiglie rischi di rivelarsi inefficace, se non controproducente.
5 motivi per cui le multe ai genitori non fermano le baby gang
- Impatto sui contesti socio-economici fragili: la devianza giovanile si sviluppa frequentemente in contesti segnati da povertà educativa e disagio economico. Colpire con sanzioni pecuniarie famiglie che già versano in gravi difficoltà finanziarie non offre strumenti di riscatto, ma rischia soltanto di aggravare l’emarginazione del nucleo familiare.
- Repressione anziché prevenzione educativa: la multa è una misura puramente punitiva che non agisce sulle cause profonde della violenza giovanile, quali dispersione ed evasione scolastica o assenza di spazi di aggregazione sani sul territorio. Ma anche difficoltà nella gestione della rabbia e dell’emotività e ricerca irrazionale di status all’interno del gruppo dei pari.
- Frattura del rapporto tra genitori e figli: dover pagare per i reati commessi dai figli rischia di innescare dinamiche domestiche di forte risentimento e impotenza. Invece di favorire l’alleanza tra istituzioni e famiglia, la sanzione economica incrementa le tensioni interne, privando i genitori della già fragile autorevolezza educativa.
- Scarsa efficacia come deterrente per i minori: nelle condotte aggressive adolescenti, il freno inibitorio legato alle conseguenze economiche per la famiglia è quasi nullo. Durante le azioni di gruppo, le dinamiche di branco, il bisogno di approvazione social e la pressione dei pari prevalgono nettamente sulla consapevolezza del danno economico arrecato ai genitori.
- Scarico di responsabilità dalle istituzioni alle famiglie: affidarsi unicamente alle sanzioni monetarie significa trasferire l’intero peso di un problema sociale complesso sulle sole famiglie, riducendo l’impegno dello Stato sul fronte dei servizi sociali, della psicologia scolastica e della mediazione culturale.
I dati sulla violenza minorile in Italia: percezione vs realtà
Per comprendere l’effetto reale delle politiche di contrasto occorre analizzare i dati ufficiali del Ministero dell’Interno e degli istituti di ricerca sulla criminalità minorile:
L’Italia registra valori contenuti nel panorama europeo, con circa 363 segnalazioni di minori ogni 100.000 abitanti (rispetto alle oltre 2.200 della Germania e 1.600 della Francia). Dopo il picco post-pandemico, i reati commessi da minori mostrano un calo generale (-4,15%), in particolare per furti (-11,7%), risse (-16,4%) e minacce (-10,8%), mentre restano in lieve aumento le rapine in strada.
In Italia prevalgono gruppi fluidi ed estemporanei. Il 70-75% degli illeciti viene compiuto da piccoli nuclei di 2 o 3 individui, mentre le gang strutturate e gerarchizzate rappresentano casi isolati. Il 43% dei giovani protagonisti di condotte devianti vive situazioni di forte conflittualità o sofferenza relazionale all’interno delle mura domestiche.
Quali sono le alternative efficaci alle sanzioni?
Superare la logica dell’emergenza e della punizione economica richiede interventi strutturali orientati alla prevenzione:
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Presidio educativo territoriale: potenziamento dei servizi sociali e dei centri diurni per giovanissimi.
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Supporto alla genitorialità: percorsi di affiancamento per le famiglie in situazioni di vulnerabilità psicologica ed economica.
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Giustizia riparativa: coinvolgimento diretto del minore in percorsi rieducativi e lavori di pubblica utilità per comprendere il valore del danno arrecato alla comunità.
