Il sindaco di Bologna Maeo Lepore ha presentato una denuncia-querela dopo aver ricevuto numerose minacce online, alcune delle quali contenenti riferimenti espliciti alla morte di Abderrahim Fakir. Il primo cittadino si è recato in Questura nella mattinata di venerdì 24 luglio per tutelarsi e consentire agli investigatori di risalire agli autori dei messaggi.
Scontri a Bologna, le minacce rivolte al sindaco Lepore
Secondo quanto riportato dal Corriere di Bologna, nei giorni successivi agli scontri nel centro cittadino Lepore è stato bersaglio di una pioggia di attacchi sui social. Tra i messaggi pubblicati compare anche la frase “Lepore ti vogliamo come Fakir”.
Le intimidazioni non sarebbero rimaste circoscritte ai commenti visibili pubblicamente. Il sindaco avrebbe ricevuto anche messaggi privati contenenti minacce di morte. Alcune sarebbero state particolarmente circostanziate e accompagnate dall’indicazione di un indirizzo. Da qui la decisione di rivolgersi alla Questura e formalizzare la denuncia.Il clima intorno al primo cittadino si è fatto più teso dopo la manifestazione convocata per chiedere verità sulla morte di Fakir. Lepore è stato anche accusato dal centrodestra e da alcuni sindacati di polizia di avere alimentato la tensione chiamando la città a scendere in piazza prima che fossero chiarite le circostanze del decesso.
Sardone contro Lepore: “Politicamente responsabile degli scontri”
Tra gli attacchi politici rivolti al sindaco è arrivato anche quello dell’eurodeputata della Lega Silvia Sardone. In un post pubblicato su X, l’esponente leghista ha rilanciato la proposta di far pagare i danni provocati durante i cortei a chi organizza le manifestazioni. Sardone ha poi attribuito a Lepore una responsabilità politica per quanto accaduto nel centro di Bologna: “Basta con i professionisti degli scontri”, ha scritto. L’accusa, però, sovrappone due piani differenti. Invitare la cittadinanza a partecipare a un presidio non significa essere responsabili delle azioni commesse successivamente da singoli manifestanti o gruppi organizzati.
La #Lega rilancia la proposta di far pagare i danni, come nel caso di #Bologna, a chi organizza le manifestazioni. Il sindaco #Lepore è tra l’altro, politicamente, responsabile di quanto successo. Basta con i professionisti degli scontri! pic.twitter.com/TpP8SywQIB
— Silvia Sardone (@SardoneSilvia) July 24, 2026
Dalla morte di Abderrahim Fakir agli scontri in centro
Abderrahim Fakir, 42 anni, è mortoementre veniva immobilizzato a terra dalla polizia nel quartiere Pilastro. Gli agenti erano stati chiamati dopo alcune segnalazioni relative a un uomo in stato di agitazione. Fakir è stato immobilizzato a terra e ammanettato, ma poco dopo ha perso conoscenza ed è deceduto nonostante i tentativi di rianimazione. I video dell’intervento, diffusi sui social, hanno provocato una forte indignazione e alimentato le richieste di chiarezza. La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per ricostruire quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità.
Il giorno successivo migliaia di persone hanno partecipato al presidio convocato in piazza del Nettuno. La manifestazione si è svolta inizialmente in modo pacifico, con la partecipazione dei familiari di Fakir. In seguito, però, una parte dei presenti si è staccata dal presidio e si è diretta verso la Prefettura e la Questura. Sono così iniziati gli scontri con le forze dell’ordine: la polizia ha utilizzato lacrimogeni, idranti e ha caricato i manifestanti, manganellando, per altro, anche un giornalista de l’Espresso.
Secondo il bilancio della Questura, nel centro sono state inoltre incendiate due automobili e danneggiati dehors, vetrine e arredi urbani. Lepore ha condannato le violenza della piazza, distinguendo le persone pacifiche dai gruppi responsabili degli scontri: “Non rappresentano Bologna”, aveva dichiarato. Le minacce ricevute nei giorni successivi hanno ora aperto un ulteriore fronte investigativo.
