La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il 19 luglio durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare il confronto politico. Dopo le tensioni scoppiate durante il corteo organizzato nei giorni scorsi per chiedere chiarezza sulla vicenda, è esploso un duro scontro tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sindaco di Bologna Matteo Lepore.
Al centro del confronto ci sono la gestione della manifestazione, degenerata in scontri con la polizia e danneggiamenti, e il significato stesso della mobilitazione organizzata dopo la morte di Fakir.
Piantedosi: “Il sindaco ha sottovalutato i rischi della piazza”
Ospite della trasmissione L’Aria che tira su La7, il ministro dell’Interno ha criticato apertamente la scelta dell’amministrazione comunale di sostenere la manifestazione.
Secondo Piantedosi, il corteo sarebbe stato convocato “in maniera quantomeno inconsapevole” e il sindaco avrebbe sottovalutato i possibili rischi.
“Un sindaco che convoca una piazza e sottovaluta cosa sarebbe potuto accadere ha un suo elemento di gravità”.
Il ministro ha ricordato che durante la manifestazione alcuni agenti sono stati aggrediti e sono stati danneggiati elementi dell’arredo urbano, precisando di non chiedere scuse a Lepore, ma almeno una riflessione politica su quanto accaduto.
Piantedosi ha inoltre osservato che, pur essendo sempre dolorosa la morte di una persona durante un intervento dello Stato, ritiene sbagliato trasformare quell’episodio in una manifestazione per chiedere verità e giustizia prima che vengano accertate le responsabilità.
Lepore: “Attaccare i sindaci non risolve nulla”
La replica del sindaco non si è fatta attendere.
In una dichiarazione all’ANSA, Lepore ha accusato il ministro di alimentare uno scontro istituzionale che, a suo avviso, non aiuta a garantire la sicurezza.
“Attaccare me, attaccare i sindaci non risolverà alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove. Al contrario: le istituzioni che si attaccano a vicenda danno forza a chi si oppone ad esse.”
Il primo cittadino ha ribadito di aver sempre sostenuto la necessità che Governo ed enti locali collaborino davanti a tragedie di questo tipo, isolando chi sceglie la violenza.
“Prendo atto che non c’è la stessa volontà da parte del Governo”, ha aggiunto.
“Una morte evitabile”: Lepore rilancia la richiesta di verità
In una successiva dichiarazione, Lepore ha ribadito la posizione dell’amministrazione comunale sul caso Fakir, definendo il decesso del 42enne una tragedia che avrebbe potuto essere evitata.
“Bologna ha vissuto il dramma della morte di un uomo: una morte tragica, dolorosa e soprattutto evitabile. Per questo, la nostra città non smetterà mai di chiedere verità e giustizia.”
Parole che confermano la volontà del Comune di continuare a chiedere piena chiarezza su quanto accaduto durante l’intervento delle forze dell’ordine.
Il caso Fakir resta al centro del dibattito
Sul piano giudiziario proseguono intanto gli accertamenti della Procura per ricostruire le circostanze della morte di Abderrahim Fakir.
Nei giorni scorsi è inoltre emerso che il 42enne, dopo essere stato visitato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore per un problema di natura psichiatrica, era stato preso in carico dal Centro di salute mentale di Bologna, dove aveva effettuato una prima visita, ricevuto una terapia e ottenuto un nuovo appuntamento fissato per l’inizio di agosto.
La vicenda continua così a intrecciare l’inchiesta giudiziaria, il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e quello sulla presa in carico delle persone con fragilità psichiche, mentre resta forte il confronto politico tra Governo e amministrazione comunale.
