Ilaria Salis, europarlamentare di Avs, è stata condannata a risarcire 300mila euro a due ex collaboratori. Il provvedimento riguarda un licenziamento contestato ed è un giudizio di primo grado. In un’intervista a La Repubblica, la parlamentare ha annunciato ricorso e ha riferito di avere appreso del procedimento solo dopo la condanna. «Non mi sono mai arrivate le notifiche».
Sentenza e importo del risarcimento
Sul contenuto della decisione, Salis ha spiegato: «La sentenza, che è di primo grado, non è entrata nel merito, non ha accertato che non ci fosse giusta causa – spiega Salis -. Tocca al datore di lavoro, in questi casi, presentare le prove. E le prove ci sono, ma io non ho potuto portarle: ero assente perché di quel procedimento e delle udienze non sapevo nulla».
Le ragioni addotte da Ilaria Salis e l’appello
La parlamentare ha ricostruito la questione delle comunicazioni processuali: «Nelle cause civili sono le controparti a dover notificare l’avvio del procedimento. Loro hanno scelto di farlo al mio indirizzo di residenza in Italia, ma io spesso sono fuori», aggiungendo di non essere stata presente quando è passato l’ufficiale giudiziario «e dopo quel tentativo non ce ne sono stati altri». «Avrebbero potuto mandarmi una pec o contattarmi tramite i canali istituzionali, invece hanno usato la procedura per gli irreperibili svolgendo il processo in contumacia. Ma io sono un’europarlamentare, è un po’ difficile che sia irreperibile…».
Sui rapporti di lavoro, ha ricordato di conoscere da tempo i due collaboratori, ma che il legame «si è logorato fino a spezzarsi». Ha respinto l’accusa di licenziamento senza preavviso: «non si è trattato di un recesso né improvviso né immotivato». Poi ha elencato i motivi della rottura: «C’erano state gravi inadempienze nel lavoro – continua – per settimane non rispondevano alle mail, nonostante fosse una delle loro principali attività. Non ci rivolgavamo più la parola e invece in politica il rapporto fiduciario è fondamentale». «Ho cercato un confronto, gli ho proposto di trovare una soluzione». «Ho fiducia che verrà fatta chiarezza» e «L’appello chiarirà tutto». Per il ricorso, ha predisposto oltre cento pagine per ricostruire «quel che non ho potuto dire in primo grado».
