La Corte dei conti ha pubblicato a fine giugno 2026 a Roma una fotografia aggiornata del regime forfettario: su 2.027.665 aderenti, 936.000 dichiarano ricavi inferiori a 20.000 euro. L’allargamento del tetto a 85.000 euro, operativo dal 2023, si riflette anche nella parte alta della platea: 81.077 contribuenti superano gli 80.000 euro, mentre circa 72.000 hanno indicato ricavi pari a zero nelle dichiarazioni 2025.
La Relazione rileva che questa composizione ha un effetto diretto sui conti pubblici e sul gettito; i magistrati contabili collegano l’innalzamento della soglia a un aumento del costo del regime per lo Stato.
Platea e distribuzione dei ricavi
La distribuzione dei forfettari si concentra nelle fasce più basse. Oltre ai 936.000 tra 0 e 20.000 euro, la Relazione censisce 733.830 soggetti nella fascia 20.001–50.000 euro e 276.758 tra 50.001–80.000 euro, con 81.077 oltre 80.000 euro. Un blocco numericamente rilevante, pari a circa 81.000 contribuenti, si colloca immediatamente sotto il tetto di 85.000 euro e, secondo la Corte, ha iniziato a monitorare con attenzione le fatture per non superare la soglia di permanenza nel regime. Il dato dei circa 72.000 forfettari con ricavi pari a zero proviene dalle dichiarazioni 2025 ed è riportato nel capitolo che analizza la platea effettiva degli aderenti.
Questa concentrazione nelle fasce di reddito più basse coincide, secondo il documento, con l’impostazione originaria del regime: destinatari tipici sono microattività, partite Iva alla prima esperienza e pensionati con attività collaterale. Nello stesso passaggio, i magistrati contabili segnalano l’assenza di analisi sistematiche di confronto ex post sul gettito, necessarie per misurare l’efficacia reale dello strumento.
Costi per lo Stato e scostamento dalle previsioni
La Relazione riporta una stima del costo del regime a carico dell’erario: per il 2025, il Rapporto annuale sulle spese fiscali valuta la perdita di gettito in circa 3,4 miliardi. A fronte di questo, le Statistiche fiscali sulle dichiarazioni 2025 quantificano l’imposta sostitutiva in 3,79 miliardi. La Corte collega l’ampliamento della soglia a uno scostamento superiore alle previsioni, spiegando che molti contribuenti si trovavano già vicini al precedente limite di 65.000 euro e hanno proseguito nel regime senza modificare il loro comportamento, con un extracosto rispetto alle stime iniziali.
I numeri forniti sono puntuali: l’aumento dei costi riconducibile alle modifiche della soglia è stimato in circa 495 milioni nel 2024 e 315 milioni nel 2025. I magistrati contabili precisano inoltre che, con le informazioni disponibili, non è possibile stabilire con certezza se il forfettario abbia favorito l’emersione dell’imponibile o, al contrario, incentivato condotte che riducono la base imponibile. Il limite principale resta la mancanza di confronti controfattuali ex post, indicata come criticità metodologica da colmare.
Settori, divari territoriali e raccomandazioni
Il regime risulta particolarmente diffuso nei settori tipici dell’autonomia professionale e delle microimprese. La Relazione documenta anche un divario territoriale: i forfettari del Nord dichiarano mediamente valori più elevati rispetto al Sud, con uno scarto percentuale medio sul reddito dichiarato riportato nelle tabelle tecniche del rapporto. Sullo sfondo regolatorio, l’Unione europea ha richiamato i rischi di erosione della base imponibile e di riduzione della progressività connessi ai regimi agevolati; la Corte riprende questo richiamo nelle proprie raccomandazioni.
In chiusura, i magistrati contabili sollecitano strumenti di monitoraggio e valutazioni ex post: chiedono confronti sistematici tra il gettito effettivo e quello ipotetico in assenza del forfettario e raccomandano al Ministero competente di avviare analisi comparative per misurare gli effetti del regime sull’emersione fiscale e sui comportamenti dei contribuenti. Il passo operativo indicato consiste nella predisposizione di studi dedicati, così da fornire basi numeriche solide a eventuali revisioni delle politiche sul regime forfettario.
