Si è conclusa con l’ingresso in carcere la vicenda del cosiddetto Anfiteatro Berico, il falso sito archeologico realizzato ad Arcugnano, alle porte di Vicenza. Il 69enne Franco Malosso, che si presentava come Franco Malosso Von Rosenfranz, dovrà scontare una pena di due anni e quattro mesi di reclusione dopo la condanna definitiva per abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte. Per anni aveva gestito visite guidate ed eventi in quella che veniva presentata come un’antica struttura romana, ma che gli investigatori hanno accertato essere una costruzione moderna.
Il finto teatro romano costruito con pietre “invecchiate”
La struttura, estesa per circa 5.000 metri quadrati, era stata realizzata utilizzando pietre lavorate artificialmente per sembrare antiche, insieme a colonne in cemento, statue in gesso e un laghetto artificiale. I visitatori pagavano fino a 40 euro per entrare e partecipare a visite o spettacoli in costume, convinti di trovarsi davanti a un eccezionale ritrovamento archeologico. In realtà, secondo la magistratura, si trattava di un’opera recente costruita senza alcuna autorizzazione urbanistica, paesaggistica o archeologica.
La condanna definitiva e il carcere
La Corte di Cassazione, nel 2021, aveva confermato la condanna respingendo tutti i ricorsi della difesa. I giudici hanno escluso sia la prescrizione dei reati edilizi sia la tesi secondo cui il falso fosse talmente grossolano da non poter ingannare nessuno. Dopo il rigetto anche della richiesta di messa alla prova, Malosso è stato trasferito nel carcere di Ventimiglia per scontare la pena. Oltre alla reclusione, è stata confermata anche una multa di 3.000 euro.
Che fine farà il falso anfiteatro
Resta ora da decidere il destino del cosiddetto Anfiteatro Berico. Le sentenze hanno disposto il risarcimento dei danni al Comune e il ripristino della collina, sottoposta a vincolo paesaggistico, con la demolizione delle gradinate, delle colonne, delle statue e delle altre strutture realizzate abusivamente. La vicenda, esplosa nel 2016 quando il presunto ritrovamento archeologico fu presentato come una scoperta eccezionale, si concluse in pochi mesi con il sequestro dell’area da parte della Procura, che accertò come il sito non avesse alcuna origine romana.
