Roma, 21 luglio 2026 – Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha chiarito che non esiste alcuno scudo penale, ma al massimo uno scudo processuale, definizione comunque impropria. La riforma elimina l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per chi agisce in situazioni giustificate, come la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi, evitando una condanna anticipata. La modifica riguarda non solo le forze dell’ordine, ma anche i medici, che ora potranno partecipare alle indagini senza subire un pregiudizio sulla loro reputazione.