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Difesa Roggero reitera istanza differimento pena a Sorveglianza Milano

La richiesta di posticipare l'esecuzione della condanna è stata presentata nuovamente ai giudici competenti

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Mario Roggero parla con la stampa davanti al carcere

ANSA/TOUATI

Redazione di Redazione

La Sorveglianza di Milano ha restituito oggi alla Sorveglianza di Torino gli atti sull’istanza di differimento della pena per Mario Roggero, 72 anni, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo.

L’ufficio milanese ha motivato il rientro con il fatto che la domanda era stata depositata quando il gioielliere era ancora in stato di libertà. La difesa ha inviato ieri sera una Pec ai magistrati milanesi reiterando la richiesta, in attesa della definizione della domanda di grazia presentata dalla moglie.

Prima di questo passaggio, la Sorveglianza di Torino aveva chiesto l’invio dei fascicoli a Milano dichiarando l’incompetenza territoriale. Nei giorni scorsi Roggero si è costituito nel carcere di Bollate.

Perché i fascicoli tornano a Torino

L’istanza di differimento è stata presentata quando l’interessato non era ancora in carico alla Sorveglianza milanese. È questo il presupposto formale che ha portato Milano a rinviare gli atti a Torino. La sequenza amministrativa, scandita dal primo trasferimento disposto dall’ufficio piemontese proprio verso Milano per incompetenza e dall’odierno rientro, si chiude quindi con il fascicolo di nuovo al tribunale di sorveglianza territorialmente legato al momento del deposito.

Il quadro giudiziario e i fatti del 2021 riguardo Mario Roggero

La condanna riguarda l’episodio avvenuto il 28 aprile 2021 nella gioielleria di Grinzane Cavour. La pena definitiva fissata a 14 anni e 9 mesi è il presupposto sul quale si innestano le istanze difensive: il differimento della pena e la domanda di grazia. Dopo il passaggio in giudicato, Roggero si è costituito nel carcere di Bollate.

Reazioni ufficiali dei magistrati

La giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha denunciato che, dopo la sentenza, «ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa». L’Anm ha aggiunto: «Ribadiamo che, da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione».

La presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, ha segnalato «sconcerto ed estrema preoccupazione per la gravissima campagna diffamatoria sviluppatasi sui social».

Dibattito politico e commenti sui social

L’imprenditore Elon Musk su X ha scritto: «si tratta di una follia! Il giudice e il pubblico ministero in questo caso sono coloro che meritano questa condanna». Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato: «la distinzione tra chi si difende e chi offende, tra chi è aggredito e chi aggredisce, evidentemente arriva anche al di là dell’oceano».

Il deputato Emanuele Pozzolo ha detto: «Mentre Mario Roggero è già in carcere, la giustizia continua a rimbalzare carte da un tribunale all’altro. Prima il magistrato di sorveglianza non decide, poi arriva un conflitto di competenza tra Torino e Milano. Una burocrazia giudiziaria che, invece di dare risposte tempestive, scarica le responsabilità su altri uffici».

Nei giorni scorsi il presidente dell’Associazione, Giuseppe Tango, aveva stigmatizzato le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto; successivamente il leader del sindacato dei magistrati aveva definito «sorprendenti le dichiarazioni di un ministro» che, a suo giudizio, delegittimano la magistratura.

Cosa può fare ora la difesa di Mario Roggero

Con il ritorno degli atti a Torino, la difesa può riproporre la richiesta di differimento rivolgendosi direttamente al Tribunale di sorveglianza competente. Resta aperto il nodo della competenza territoriale, alla luce della presentazione originaria mentre Roggero era libero, e dei successivi passaggi tra uffici. In parallelo rimane pendente la domanda di grazia, già depositata alla Presidenza della Repubblica, su cui il collegio difensivo dichiara di attendere un riscontro.

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