Una lunga battaglia giudiziaria sull’eredità di un imprenditore dell’Alto Milanese si è conclusa con una sentenza destinata a fare discutere. La Corte d’Appello di Milano ha confermato la decisione del Tribunale di Varese, dichiarando nullo il testamento con cui l’uomo aveva destinato un patrimonio di circa 20 milioni di euro alla propria compagna. L’intera eredità spetterà quindi al figlio, unico erede legittimo.
Perché il testamento è stato annullato
Secondo i giudici, il testamento non può essere considerato valido perché, al momento della sua redazione, l’imprenditore non sarebbe stato pienamente capace di intendere e di volere. Una conclusione raggiunta sulla base delle consulenze mediche e degli elementi raccolti durante il procedimento, che hanno convinto sia il Tribunale di Varese sia, in secondo grado, la Corte d’Appello di Milano.
L’annullamento del documento ha quindi fatto decadere le disposizioni testamentarie favorevoli alla compagna, facendo tornare efficace la disciplina prevista dalla successione legittima.
I 20 milioni passano al figlio
Con la conferma della sentenza, il patrimonio stimato in circa 20 milioni di euro sarà trasferito al figlio dell’imprenditore, che aveva impugnato il testamento sostenendo l’incapacità del padre al momento della firma.
La decisione rappresenta l’epilogo di una controversia durata anni e mette fine a uno dei casi successori più rilevanti affrontati recentemente dai tribunali lombardi.
La sentenza può ancora essere impugnata
La pronuncia della Corte d’Appello conferma integralmente il verdetto di primo grado. Resta ora soltanto la possibilità di un eventuale ricorso in Cassazione, limitato però a questioni di diritto e non alla rivalutazione dei fatti accertati nei precedenti gradi di giudizio. Se la decisione diventerà definitiva, l’intero patrimonio sarà acquisito dal figlio dell’imprenditore, mentre la compagna resterà esclusa dall’eredità.
