Sipario su una Coppa del Mondo infuocata, durata quaranta lunghissimi giorni in cui la politica ha regnato sovrana sul terreno di gioco. Un’edizione segnata da prezzi alle stelle, barriere doganali invalicabili e una struttura ipertrofica, ma soprattutto dal bizzarro caso dell’attaccante graziato da una revoca di squalifica giunta dopo la telefonata giusta. Quel contatto diretto tra Donald Trump e il capo della FIFA, Gianni Infantino, ha fotografato perfettamente lo spirito dei Mondiali 2026: un evento cucito su misura per i due leader, vicini di posto nella vetrata blindata del MetLife Stadium prima ancora che per le stelle del pallone. E l’ultimo emblematico episodio riguardo la mania di protagonismo del presidente Usa è arrivato durante la premiazione della Spagna divenuta campione del mondo.
Il ballo dei potenti in tribuna d’onore
Intorno a loro, la platea delle grandi occasioni rifletteva la geopolitica globale. Se la prima lady Melania, la presidente messicana Claudia Sheinbaum e il premier canadese Mark Carney rappresentavano l’asse dei tre Paesi ospitanti, spiccava l’assenza del fedele alleato argentino Javier Milei. Unica voce fuori dal coro europeo, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha incrociato lo sguardo con il Tycoon, mentre persino il fenomeno Ronaldo “il Fenomeno” si è fatto strada nel palcoscenico presidenziale prima dell’esibizione al fianco di Madonna. In quell’occasione, l’ex stella brasiliana ha fatto sfiorare la prestigiosa coppa d’oro al presidente americano. Una deroga al regolamento formale — che concede il trofeo solo ai campioni e ai vertici della federazione — giustificata con disinvoltura da Infantino in virtù della statura del padrone di casa.
L’ultimo show di Trump ai Mondiali sul campo prima del congedo
Al momento dell’incoronazione, la preferenza di Trump andava all’idolo Messi, ma le circostanze lo hanno visto consegnare il premio come miglior giocatore a Rodri. Conclusa la cerimonia ufficiale, il presidente statunitense si è attardato tra i festeggiamenti dei vincitori spagnoli, desideroso di figurare negli scatti ufficiali della vittoria. La squadra campione esigeva tuttavia una foto di rito esclusiva, spingendo Infantino a intervenire con discrezione e un pizzico di imbarazzo per convincerlo a defilarsi, costringendo anche l’inquilino della Casa Bianca a un passo indietro. Il cammino dei due verso la premiazione, accompagnato da una pioggia di fischi dal pubblico, ha suggellato un intreccio senza precedenti tra sport e palazzo, culminato di recente persino nell’assegnazione a Trump di un inedito riconoscimento FIFA per la pace. Tra stadi gremiti e profitti da record, cala il sipario su uno show che ha offerto una vetrina d’oro alla propaganda americana.
