Giorgia Meloni ha avviato l’istruttoria per la grazia a Mario Roggero, inserendo la mossa nel dibattito sulla proporzionalità delle pene e sulla valutazione del trauma in presenza di aggressioni ripetute. La presidente del Consiglio ha incaricato il ministero della Giustizia di istruire il dossier e ha definito la condanna del gioielliere “sproporzionata”. In parallelo ha annunciato l’elaborazione di una norma che esclude il risarcimento civile per chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato.
Perché la premier interviene
Meloni ha chiesto che negli episodi con aggressioni plurime si tenga conto degli stati psicofisici della persona aggredita, invocando “maggiore considerazione” per casi che, a suo giudizio, si presentano anche altrove nel Paese. Ha collegato questa impostazione alla vicenda di Roggero e agli elementi emersi nei procedimenti: l’orafo era stato rapinato nel 2015, picchiato e minacciato insieme alla moglie, e una successiva aggressione avrebbe riattivato un trauma preesistente.
Nel ragionamento sulla valutazione del pericolo, la premier ha posto una domanda di metodo: “Siamo sicuri che esista un modo per misurare quando una minaccia è cessata?”. Il punto, per Meloni, riguarda l’attimo in cui un assalto termina e come quel momento venga percepito da chi lo subisce dopo esperienze violente ravvicinate.
Trauma e percezione nelle parole di Meloni
Per spiegare il possibile impatto fisiologico di un’aggressione sulla lucidità di chi si difende, la presidente del Consiglio ha richiamato processi noti: “Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità “combattimento””, ha affermato. Da qui l’ipotesi che, nella dinamica contestata all’orafo, la valutazione dei rischi non sia stata lineare.
Secondo Meloni, proprio l’attivazione adrenergica può alterare l’interpretazione dell’immediato rischio: “È più che possibile che il gioielliere avesse la percezione distorta proprio dall’adrenalina”. L’attenzione al trauma, nelle sue parole, non sostituisce l’accertamento giudiziario, ma lo integra quando si considerano minacce ripetute e ravvicinate.
Iter di grazia e proposta sul risarcimento
La presidente del Consiglio ha contestato la proporzione tra la condanna inflitta a Roggero e le pene previste per altri reati, portando un paragone netto: “Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere”. Sul piano operativo, ha precisato di aver dato un indirizzo chiaro al ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Gli ho detto io di andare avanti”.
La proposta normativa annunciata punta a escludere il risarcimento civile a favore di chi subisce un danno durante la commissione di un reato. Meloni l’ha definita uno strumento per chi, a suo dire, “viene condannato due volte”.
Il passaggio successivo prevede che il ministero della Giustizia formalizzi la pratica di grazia; la proposta di legge sul risarcimento seguirà il percorso parlamentare verso l’approvazione.
