Il giudice di Genova Paolo Lepri ha letto oggi la prima sentenza sul crollo del Ponte Morandi, dichiarando colpevole e condannando tra i 57 imputati l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci a 12 anni. Il manager non era in aula e non era collegato dal carcere di Opera dove è già recluso per la tragedia del pullman precipitato dal viadotto Acqualonga di Avellino. Infatti, sta già scontando la condanna definitiva a sei anni per la strage del 2013, nella quale morirono 40 persone.
La decisione arriva a quasi otto anni dal disastro che costò la vita a 43 persone, dopo quattro anni di processo e altrettanti di indagine condotte dalla Procura di Genova.
La sentenza sul crollo del Ponte Morandi
La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto da Paolo Lepri, insieme ai giudici Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori, a quasi otto anni dalla tragedia del 14 agosto 2018, quando il cedimento di una parte del viadotto Polcevera provocò la morte di 43 persone.
Oltre alla condanna a 12 anni di Castellucci, per cui la Procura aveva chiesto una pena di 18 anni e sei mesi, il provvedimento ha colpito numerosi rappresentanti di vertice di Aspi e Spea e figure collegate al ministero delle Infrastrutture e ad Anas. In particolare, Michele Donferri Mitelli è stato condannato a 11 anni.
Cinque anni di reclusione sono stati inflitti a Mauro Coletta, ex responsabile della struttura del ministero delle Infrastrutture incaricata della vigilanza sulle concessioni autostradali. Tra i condannati figurano anche Paolo Berti, già dirigente di Autostrade per l’Italia, e gli ex manager e tecnici di Spea Antonino Galatà e Marco Vezil. Il lungo dispositivo comprende inoltre diverse assoluzioni e la dichiarazione di prescrizione per alcuni dei reati contestati.
Accusa, perizie e argomenti delle difese
La Procura ha puntato sulle indagini tecniche e sui rilievi relativi al presunto “modus operandi” di Aspi e Spea: controlli ritenuti farlocchi o addirittura inesistenti in punti considerati cruciali, manutenzione carente e progressiva corrosione delle strutture. Nel corso delle indagini è stato inoltre evidenziato l’aumento dei ricavi della concessionaria.
Il procedimento era iniziato il 7 luglio 2022 e si è sviluppato attraverso 284 udienze. Gli imputati arrivati alla sentenza erano 57, due in meno rispetto all’inizio del dibattimento a causa della morte di altrettante persone sottoposte a giudizio. Le contestazioni riguardavano, a vario titolo, omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, falso, omissione di atti d’ufficio e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza.
Le difese hanno contestato la lettura dell’accusa e hanno indicato, anche attraverso perizie terze disposte dai giudici, un possibile vizio di costruzione nello strallo della pila 9 che ha ceduto, sostenendo che quel difetto fosse nascosto e insondabile e che quindi i tecnici non avrebbero potuto diagnosticare lo stato reale interno allo strallo. Le motivazioni che spiegano condanne e assoluzioni saranno depositate entro sei mesi dal provvedimento.
Le vittime, i familiari e la presenza in aula
In aula bunker erano presenti numerosi parenti delle 43 vittime. Egle Possetti, portavoce del Comitato dei famigliari delle vittime, aveva detto in mattinata di aspettarsi diverse condanne.
Le società Autostrade per l’Italia e Spea erano già uscite dal procedimento attraverso un patteggiamento complessivo di quasi 30 milioni di euro. Molti familiari delle vittime e altre parti civili avevano inoltre raggiunto accordi risarcitori prima della conclusione del processo.
Poco prima delle 14 è arrivata anche la sindaca di Genova Silvia Salis. Il Comune è costituito parte civile e la prima cittadina ha stretto la mano ai familiari delle vittime seduti dietro di lei. Al piano superiore, nel cortile del palazzo di giustizia, sono state allestite postazioni per le altre parti civili coinvolte nel processo.
