La Camera ha bocciato l’emendamento della maggioranza sulla preferenza unica a Montecitorio, giovedì 14 luglio. Il voto si è svolto a scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni, e si è chiuso 187 sì e 188 no. La sconfitta è arrivata nonostante il parere favorevole dei relatori e del governo e l’annunciato appoggio di Lega e Forza Italia. I capigruppo avevano già deciso di proseguire le votazioni in Aula fino a mezzanotte.
La seduta ha registrato 366 presenti e 363 votanti; la proposta presentata da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc è stata respinta con 187 voti a favore e 188 contrari. Il presidente di turno Fabio Rampelli ha disposto che tutti gli emendamenti che soddisfano i requisiti regolamentari siano votati a scrutinio segreto, incluse molte delle schede più controverse. In Aula il relatore ha espresso parere favorevole, così come il governo, ma il risultato è maturato per effetto della maggioranza dei voti contrari.
Il Pd ha calcolato che sarebbero 36 i franchi tiratori della maggioranza che hanno votato contro; il capogruppo della Lega Molinari ha parlato invece di «circa 31» voti fuori linea. Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia, ha risposto ai cronisti che «noi siamo stati presentissimi e solidissimi nel voto» e ha escluso franchi tiratori tra gli azzurri, mentre fonti parlamentari segnalano discordanze interne in più gruppi.
Reazioni dei leader e richieste politiche
Giorgia Meloni ha scritto sui social che si è persa «un’occasione» e ha criticato le opposizioni per aver scelto il voto segreto, sostenendo che così non si assume la responsabilità pubblica del voto; la premier aveva invece chiesto un voto palese. In Aula il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami ha detto che «andiamo avanti con le votazioni» e ha richiamato l’impegno della maggioranza a proseguire fino a mezzanotte.
Dal fronte delle opposizioni, Elly Schlein ha definito il voto «contro l’arroganza» e ha aggiunto che, dopo la bocciatura, è «il momento di andare a casa». Giuseppe Conte ha detto che la maggioranza ha lanciato «una sfida» al Parlamento e ha chiesto l’apertura di una crisi di governo. Matteo Renzi ha scritto su X che «la maggioranza non c’è più» e ha chiesto le dimissioni della presidente del Consiglio.
I punti tecnici contestati del provvedimento
L’emendamento bocciato mirava a introdurre preferenze in un sistema che mantiene capilista bloccati e un listone collegato al premio di maggioranza; la proposta prevedeva schede con sette nomi e capilista bloccati, con alternanza di genere nelle posizioni indicate. Le opposizioni hanno contestato la sostanza del testo, denunciando il rischio di liste non tracciabili e un arretramento sulla parità di genere: nel testo di maggioranza, ha osservato il Pd, «non c’è più l’obbligo dell’alternanza sui capilista».
Tra gli emendamenti dichiarati inammissibili figura quello della Lega sul terzo mandato per i presidenti di Regione; il presidente Rampelli lo ha giudicato estraneo ai contenuti del provvedimento.
I relatori avevano espresso parere favorevole sul testo e fonti qualificate indicano che il governo avrebbe confermato il via libera tramite la ministra per le Riforme. Restano però aperti numerosi emendamenti: ne sono stati presentati oltre 200 e, complessivamente, sono previste 114 votazioni a scrutinio segreto sull’intero iter.
Prossime votazioni e calendario dei lavori
La conferenza dei capigruppo è stata convocata la sera del voto e la Camera ha respinto con 84 voti di scarto la richiesta di sospensione dei lavori avanzata dalle opposizioni; la seduta è ripresa in serata e le votazioni proseguiranno secondo il calendario fissato in Aula. È confermato che l’elenco degli emendamenti da votare a scrutinio segreto comprende anche il voto finale sul testo.
Sono previste 114 votazioni a scrutinio segreto sull’iter della nuova legge elettorale e la seduta è stata calendarizzata con prosecuzioni serali fino a mezzanotte, con ripresa degli scrutini alle 21.

