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Sardegna, 4 tonnellate di sabbia sequestrata tornano in spiaggia: progetto contro i furti

Il progetto "Riportami al Mare" ha reintrodotto sulle spiagge quasi 4 tonnellate di materiale, con 198 multe per 110.000 euro dal 2020.

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Sardegna, 4 tonnellate di sabbia sequestrata tornano in spiaggia: progetto contro i furti

Sardegna, 4 tonnellate di sabbia sequestrata tornano in spiaggia: progetto contro i furti Shardan 02:14, 12 November 2006 (UTC) (agosto 2006), CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Geasar S.p.A. e i partner del progetto «Riportami al Mare» hanno reimmesso quasi quattro tonnellate di sabbia, conchiglie e ciottoli sulle spiagge attorno all’isola di Tavolara negli ultimi due anni. Il materiale era stato sequestrato ai controlli dei bagagli all’Aeroporto Olbia Costa Smeralda durante le verifiche svolte dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) e dal Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale. L’intervento rientra nella sesta edizione dell’iniziativa, avviata nel 2019, che affianca al ripristino dei sedimenti un lavoro informativo rivolto a residenti e turisti.

Nelle edizioni precedenti il progetto aveva già riportato sulle spiagge sarde volumi significativi: nella seconda edizione erano state reintrodotte oltre sei tonnellate nei cinque anni precedenti. I sedimenti recuperati vengono analizzati, riclassificati e reintrodotti solo dopo un percorso tecnico che punta a rispettare le caratteristiche degli arenili e degli habitat costieri.

Dove e come sono stati reintrodotti i sedimenti

Prima del riposizionamento, un geologo incaricato da Geasar S.p.A. ha esaminato la composizione dei reperti e ha individuato il sito di Tramontana, sul versante occidentale alle spalle dell’isola di Tavolara, come area idonea alla reimmissione. La scelta è stata finalizzata a rispettare le caratteristiche geologiche locali, riducendo il rischio di alterazioni nei processi naturali della costa. In parallelo, i biologi dell’Area Marina Protetta Tavolara–Punta Coda Cavallo hanno curato la classificazione dei sedimenti prima del ripristino sul litorale, definendo quantità e modalità di distribuzione compatibili con gli equilibri ambientali dell’area.

Chi partecipa al progetto

«Riportami al Mare» nasce nel 2019 da un protocollo di intesa che coinvolge Geasar S.p.A., il Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta Tavolara–Punta Coda Cavallo, l’Enac, il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale e l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna. Alla presentazione della nuova edizione hanno preso parte: Massimo Canu, presidente dell’Area Marina Protetta; Silvio Pippobello, amministratore delegato di Geasar e Sogeaa; Francesco Lai, sindaco di Loiri Porto San Paolo; il capitano Carlo Lazzari della Guardia di Finanza di Olbia; Maurizio Condoleo, responsabile della Sezione Operativa Territoriale di Olbia dell’Agenzia delle Dogane. Il perimetro operativo del protocollo copre sequestro, classificazione e reimmissione dei sedimenti, con il supporto tecnico-scientifico dell’Area Marina Protetta.

Controlli, divieti e sanzioni

La normativa vigente vieta l’asportazione di sabbia, conchiglie e ciottoli dalle spiagge. A Olbia, Porto San Paolo e nell’area aeroportuale i controlli hanno portato al sequestro dei materiali ritenuti prelevati illegalmente e alla contestazione delle relative infrazioni amministrative. Tra il 2020 e il 2025 il Corpo Forestale ha elevato 198 verbali per asportazione di materiale costiero, per un importo complessivo di 110.000 euro. Le sanzioni sono collegate in particolare all’attività di vigilanza svolta nei punti di partenza e arrivo più esposti, come il porto e l’aeroporto, dove il presidio congiunto degli enti consente intercettazioni puntuali dei prelievi illeciti prima che i reperti lascino l’isola.

Comunicazione, supporto operativo e prossime fasi

L’operazione di reimmissione è accompagnata da una campagna informativa strutturata: pannelli sulle spiagge, un video sui monitor dell’aerostazione e contenuti dedicati sui canali social degli enti coinvolti. L’obiettivo è spiegare a passeggeri e comunità locali che sottrarre sedimenti impoverisce gli arenili, e che il recupero è possibile solo attraverso un percorso tecnico autorizzato. Sul fronte operativo, Geasar mette a disposizione risorse logistiche e i canali dell’aeroporto; la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane confermano i controlli ai varchi; il personale dell’Area Marina Protetta cura le analisi bio-geologiche e le indicazioni per il riposizionamento.

Con l’avvio della sesta edizione, le istituzioni annunciano il consolidamento delle procedure: monitoraggi più sistematici dei sedimenti sequestrati, ulteriore coinvolgimento dei biologi dell’Area Marina Protetta e un piano di comunicazione prolungato durante la stagione estiva sui canali aeroportuali. Gli interventi di reimmissione continueranno a seguire le linee guida degli esperti per limitare l’impatto sui processi naturali delle spiagge. Tra il 2020 e il 2025 sono stati elevati 198 verbali per un totale di 110.000 euro, mentre la reintroduzione di quasi quattro tonnellate negli ultimi due anni si somma alle oltre sei tonnellate reimmesse nei cinque anni precedenti.

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