Michele Mari ha vinto il Premio Strega 2026 con 190 voti grazie a I convitati di pietra, ma il successo letterario rischia di essere ricordato anche per la polemica che ha accompagnato le settimane precedenti alla proclamazione.
Lo scrittore milanese, considerato da anni una delle voci più autorevoli della narrativa italiana contemporanea, è tornato a parlare della vicenda che lo ha coinvolto durante la corsa al premio, legata ad alcune frasi attribuitegli su Michela Murgia e riportate dopo una conversazione privata con la scrittrice Teresa Ciabatti.
Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Mari non arretra dalle posizioni già espresse nei giorni scorsi, ma prova a chiarire il senso delle sue parole e soprattutto il proprio disagio per come la vicenda è diventata pubblica.
Mari dopo lo Strega:“Mi sono sentito manipolato”
Il punto centrale del ragionamento di Mari non riguarda tanto il contenuto delle frasi finite al centro delle critiche, quanto il fatto che quelle parole sarebbero state pronunciate in un contesto privato.
“Una conversazione privata è una cosa, un intervento pubblico è un’altra”, spiega lo scrittore.
Poi aggiunge la frase destinata a riaccendere il dibattito: “Mi sono sentito, non dico violentato, ma manovrato, manipolato”.
Secondo Mari, le sue osservazioni non volevano essere offensive né tantomeno sessiste. Lo scrittore sostiene di aver sviluppato una riflessione più generale sul rapporto tra frustrazione, esclusione e sviluppo del carattere umano.
“Il mio era un discorso sulla reazione alle nostre frustrazioni e insoddisfazioni”, afferma, dicendosi sorpreso dall’interpretazione che è stata data alle sue parole.
La polemica che non ha fermato la vittoria
La controversia era esplosa nelle settimane precedenti alla finale dello Strega, al punto da generare richieste di esclusione dal concorso. Una possibilità che la Fondazione Bellonci aveva escluso ricordando come il regolamento non la prevedesse.
Mari ammette di aver vissuto quei giorni con forte amarezza: “Mi sono strapentito” di aver partecipato al premio, racconta oggi, spiegando di aver persino pensato che l’intera esperienza potesse concludersi lì.
Lo scrittore dice di aver scelto di non alimentare ulteriormente il caso: “Se la cosa degenera, amen. Vuol dire che non era destino”.
Alla fine, però, il voto degli Amici della Domenica ha premiato il suo romanzo, permettendogli di conquistare uno Strega che per decenni aveva osservato da lontano.
Un vincitore controcorrente
La storia personale di Mari rende la vittoria ancora più particolare. Per quasi mezzo secolo lo scrittore era rimasto ai margini dei grandi premi letterari, considerandoli lontani dalla propria idea di letteratura.
A convincerlo a candidarsi sarebbe stata la sua agente, insieme alla casa editrice. Lui stesso racconta di essersi lasciato persuadere quasi controvoglia.
E forse è proprio questa distanza dai meccanismi del sistema editoriale a rendere significativo il caso Mari: uno scrittore celebrato per il valore della sua opera che, nel momento del massimo riconoscimento pubblico, si è trovato al centro di una discussione che ha finito per superare il libro stesso.
Una vicenda che lascia aperta una domanda destinata a tornare spesso nel mondo culturale contemporaneo: quanto possono pesare le parole private di un autore sul giudizio pubblico della sua opera?
