Una testimonianza drammatica riporta le ultime fasi dell’aggressione avvenuta a Reggio Emilia, in cui ha perso la vita il pizzaiolo Raffaele Stipa. A parlare è la sorella Antonella, che ha ripercorso quei momenti al Tg1, raccontando di aver cercato di intervenire per fermare l’attacco. Nel suo racconto emergono la concitazione e la violenza improvvisa della scena, culminata con la morte dell’uomo e il suo ferimento durante la colluttazione.
L’intervento durante l’aggressione e la colluttazione
Antonella Stipa ha spiegato di aver reagito quando ha visto il fratello colpito e l’aggressore armato di coltello. In quel momento avrebbe preso un oggetto trovato sul posto, un mocio, utilizzandolo per provare a fermare l’uomo, colpendolo alle spalle e poi alla testa. La donna ha riferito di essere rimasta a sua volta ferita durante lo scontro, riportando dolori al fianco e uno stato di generale indolenzimento, pur dichiarando di stare complessivamente meglio.
L’aggressore era un volto noto al pizzaiolo
Nel ricostruire il contesto, la sorella della vittima ha sottolineato come l’aggressore, Andrea Pellati, fosse una presenza nota da tempo: un conoscente del quartiere e cliente abituale del locale da circa 20-25 anni, senza precedenti problemi evidenti. Secondo il suo racconto, il rapporto era anche caratterizzato da episodi di credito informale e da una familiarità consolidata nel tempo. Proprio per questo, ha detto, risulta ancora più difficile comprendere le ragioni del gesto.
La dinamica dell’aggressione al pizzaiolo
La giornata dell’aggressione al pizzaiolo sarebbe iniziata con un piccolo debito legato a una pizza non pagata, pari a circa 35 euro. Antonella ha spiegato di aver ricordato alla conoscente del 43enne che la situazione andava risolta, aggiungendo però che il locale avrebbe comunque continuato a concedere credito. La sera stessa, intorno alle 21, Pellati si sarebbe presentato nel locale mentre il fratello si trovava da solo vicino al forno. Secondo la ricostruzione, avrebbe posato uno zaino, estratto un coltello portato da casa e iniziato l’aggressione senza pronunciare una parola.
Uno degli aspetti che la donna ha definito più sconvolgente è l’assenza totale di parole o rumori durante l’attacco. Nessuna richiesta, nessuna discussione, solo l’azione improvvisa che non avrebbe attirato subito l’attenzione dei clienti presenti nella sala adiacente. Solo quando Antonella, già ferita e a terra, ha gridato chiedendo aiuto, le persone hanno compreso la gravità della situazione e hanno allertato i soccorsi.
L’indagine e il dolore per una domanda senza risposta
L’intera aggressione sarebbe stata ripresa dalle telecamere interne del locale e l’uomo è stato successivamente arrestato. Antonella ha indicato immediatamente agli investigatori il nome dell’aggressore, ma ha ribadito di non riuscire a spiegarsi il movente. “Perché lo ha fatto?”, ha detto, ipotizzando che la questione economica non possa da sola giustificare un gesto così estremo. Per lei resta un interrogativo aperto, legato a quella che definisce una “rabbia improvvisa” e incomprensibile.
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