29 giugno 2026 – Il presidente dell’Assemblea nazionale del Venezuela Jorge Rodríguez ha avvertito che il tempo per salvare i sopravvissuti intrappolati sotto le macerie sta per scadere. A Caracas, il bilancio del terremoto è salito ad almeno 1.450 morti, senza contare i 3.150 feriti e le 12.721 persone sfollate. Le operazioni di ricerca e soccorso sono proseguite nello Stato costiero di La Guaira, a cinque giorni dalle due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 che mercoledì sera si sono succedute a un minuto di distanza.
“Siamo nelle ore cruciali”
“Siamo in ore critiche, in ore cruciali per continuare a salvare vite e per costruire campi dove possano restare le persone che hanno perso la casa o che, per qualsiasi motivo, non possono tornare nelle proprie abitazioni”, ha detto Rodríguez.
Squadre locali e volontari hanno continuato le ricerche tra gli edifici crollati e ulteriori team stranieri sono già arrivati o risultano in viaggio, hanno riferito le fonti ufficiali. I soccorritori hanno lavorato su accumuli di cemento e macerie in quartieri dove molti palazzi sono collassati. In alcune zone le operazioni sono proseguite a mano per la mancanza di mezzi pesanti.
Secondo esperti e gruppi di soccorso, le prime 48-72 ore dopo il sisma sono decisive per trovare persone vive. Le prime 72 ore, però, sono state superate domenica, ha riferito una ong internazionale presente sul territorio. In alcuni settori costieri i soccorsi hanno subito rallentamenti per problemi logistici e per la necessità di lasciapassare nelle aree a accesso ristretto.
Il nodo dei soccoritori in Venezuela
Gran parte degli interventi iniziali sono stati svolti da cittadini che hanno scavato tra le macerie con le mani o con attrezzi di fortuna. Fonti sul posto hanno riferito di feriti trasportati con mezzi di fortuna, anche in auto private, verso gli ospedali. Il governo ha riconosciuto una carenza di mezzi pesanti e ha chiesto aiuti internazionali: nel comunicato si precisa che soccorritori da 24 Paesi sono già arrivati o sono in viaggio verso il Venezuela.
Sono emerse tensioni sul ruolo delle forze armate nelle operazioni. Testimonianze raccolte sul territorio e un reportage dell’agenzia AFP riferiscono che in alcune località i militari sono stati chiamati a sostenere le operazioni di salvataggio e che, in almeno un caso segnalato, la popolazione ha costretto i soldati a partecipare alle ricerche. Fonti civili hanno aggiunto che in alcune aree l’accesso è stato regolato con controlli e lasciapassare per evitare congestioni nelle zone più colpite.
Terremoto in Venezuela, le carenze logistiche
Le autorità sanitarie locali hanno dichiarato che gli ospedali pubblici della capitale hanno ricevuto un alto numero di feriti e che la capacità di accoglienza è sotto pressione. La carenza di infrastrutture e di mezzi complica la rotazione delle ambulanze e la distribuzione dei rifornimenti, ha spiegato il personale operativo.
Le reazioni internazionali e la dinamica politica si intrecciano alle operazioni di soccorso: il governo ha ringraziato per il supporto estero e ha rimarcato la necessità di coordinare gli arrivi di equipaggiamenti pesanti. Sul piano interno, la scarsità di mezzi e la forte dipendenza dai volontari stanno ridefinendo chi interviene nelle fasi iniziali, con una presenza sempre più evidente di team stranieri nelle aree più danneggiate.
