Nuovo capitolo giudiziario nell’ambito dell’inchiesta “Doppia Curva”, la maxi indagine che ha acceso i riflettori sui presunti affari illeciti legati alle tifoserie organizzate di Milan e Inter. La Corte d’Appello di Milano ha rivisto alcune delle condanne emesse in primo grado, confermando però l’impianto accusatorio relativo all’associazione per delinquere. Tra i nomi coinvolti figura anche Christian Rosiello, ultrà milanista noto al grande pubblico per essere stato in passato bodyguard del rapper Fedez, che non è indagato né coinvolto nel procedimento.
La decisione della Corte d’Appello
I giudici della terza sezione penale hanno ridotto la pena inflitta a Rosiello, portandola da 4 anni e 20 giorni a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Una diminuzione contenuta, che non ha però modificato il riconoscimento dell’accusa di associazione per delinquere sostenuta dal pubblico ministero Paolo Storari.
La Corte ha inoltre rivisto altre due condanne pronunciate nel giugno 2025. Francesco Lucci, fratello dell’ex leader della Curva Sud milanista Luca Lucci, è passato da 5 anni e 6 mesi a 5 anni di carcere, mentre Riccardo Bonissi ha ottenuto una riduzione da 3 anni e 8 mesi a 3 anni e 6 mesi.
La protesta in aula dopo il verdetto
La lettura della sentenza ha provocato momenti di tensione. Francesco Lucci ha contestato apertamente la decisione dei giudici, sostenendo di essere stato ritenuto responsabile di reati che non avrebbe commesso.
Durante l’udienza ha alzato la voce rivolgendosi alla Corte e definendo il procedimento una “pagliacciata”. Dopo la protesta è stato accompagnato fuori dall’aula da alcune persone presenti.
L’indagine “Doppia Curva” e i business delle tifoserie
Il procedimento rappresenta uno dei filoni della vasta inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano insieme a Polizia e Guardia di Finanza. Le indagini, sfociate nel settembre 2024 in numerosi arresti, hanno riguardato sia la Curva Nord interista sia la Curva Sud rossonera.
Secondo l’accusa, le due organizzazioni avrebbero sviluppato nel tempo una rete di attività illecite e, in alcuni casi, persino una forma di collaborazione negli affari legati al mondo ultras. In un’altra tranche del procedimento, celebrata con rito abbreviato, erano state riconosciute tutte le contestazioni formulate dalla procura, comprese le accuse relative alle due associazioni per delinquere e ad altri gravi episodi criminali.
Tra le condanne più pesanti figura quella di Andrea Beretta, ex capo della Curva Nord e oggi collaboratore di giustizia, condannato a dieci anni di reclusione. Beretta non ha impugnato la sentenza ed è coinvolto anche in un altro procedimento relativo all’omicidio di Vittorio Boiocchi, assassinato nell’ottobre 2022.
Confermati i risarcimenti a Milan e Lega Serie A
La Corte d’Appello ha lasciato invariati anche gli importi riconosciuti alle parti civili. Al AC Milan spetta una provvisionale da 40 mila euro, mentre alla Serie A è stato confermato il risarcimento provvisorio di 20 mila euro.
Si tratta di una decisione che rafforza ulteriormente il riconoscimento del danno subito dalle istituzioni calcistiche coinvolte indirettamente nelle vicende emerse dall’inchiesta.
Il caso Iovino e il nome di Fedez negli atti
Tra gli episodi contestati agli imputati compare anche il pestaggio del personal trainer Cristiano Iovino avvenuto nel 2024. Secondo quanto riportato negli atti, l’aggressione sarebbe stata uno degli esempi di come la forza intimidatoria del gruppo ultras venisse impiegata anche per questioni estranee al contesto dello stadio.
La posizione di Fedez, inizialmente finita all’attenzione degli investigatori in un fascicolo separato per ipotesi di rissa e lesioni, è stata però archiviata. Negli atti dell’inchiesta si leggeva che l’incarico di Rosiello come guardia del corpo del cantante sarebbe stato favorito dall’amicizia tra Luca Lucci e il rapper.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, proprio l’aggressione ai danni di Iovino avrebbe evidenziato come il cosiddetto “capitale di violenza” della Curva Sud potesse essere utilizzato anche per vicende non direttamente collegate al tifo organizzato.
Attesa per il prossimo processo d’appello
Le vicende giudiziarie legate all’inchiesta sulle curve non sono ancora concluse. Il principale processo d’appello, che coinvolge anche Luca Lucci e altri imputati, è infatti fissato per il prossimo 14 luglio.
Si tratterà di un’altra tappa cruciale in una delle indagini più rilevanti degli ultimi anni sul mondo ultras italiano, un’inchiesta che ha portato alla luce presunti intrecci tra tifo organizzato, gestione del potere nelle curve e attività criminali ben oltre i confini degli stadi.
