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San Siro, negli atti “pressioni del sindaco Sala su Scaroni” per accelerare l’acquisto

Le nuove intercettazioni dell’inchiesta su San Siro rivelano pressioni istituzionali e strategie tra Comune, Milan e Inter per la cessione dello stadio e delle aree annesse

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Beppe Sala

Beppe Sala | alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Milano, 23 aprile 2026 – Emergono nuovi dettagli dagli atti dell’inchiesta sulla vendita dello stadio San Siro e delle aree circostanti, che coinvolge il Comune di Milano e le società di calcio Milan e Inter. Al centro delle intercettazioni c’è una telefonata in cui il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, avrebbe esercitato pressioni sul presidente del Milan, Paolo Scaroni, affinché le società manifestassero rapidamente il loro interesse all’acquisto dell’impianto.

Pressioni da parte di Giuseppe Sala per accelerare la manifestazione di interesse

Secondo quanto riportato nella corrispondenza acquisita dalla Guardia di Finanza, il 6 agosto 2024 Alessandro Antonello, allora CEO corporate dell’Inter, informava i soggetti coinvolti, tra cui il fondo Oaktree proprietario dell’Inter, Emerald e Ada Lucia De Cesaris, di una interlocuzione con Scaroni. Quest’ultimo sarebbe stato in contatto con il sindaco Sala, il quale avrebbe «messo di nuovo pressione per ricevere la manifestazione di interesse» da parte delle squadre. La conversazione fa parte di uno scambio di chat e mail concentrate tra la prima settimana di agosto e gli inizi di novembre 2024, periodo in cui le società stavano per comunicare ufficialmente il loro interesse all’acquisto dello stadio e dell’area circostante.

Antonello riferiva inoltre di un incontro con la sovrintendente sul tema del vincolo semplice che potrebbe essere apposto sullo stadio in caso di diritto di superficie. Scaroni si starebbe informando sulle conseguenze di tale vincolo in vista del potenziale acquisto, avendo anche avuto un colloquio diretto con Sala a riguardo. Sempre secondo Antonello, Scaroni avrebbe proposto un diritto di superficie con opzione di acquisto da esercitare nel periodo di durata del diritto.

Coinvolgimenti nell’inchiesta e contesto delle indagini

L’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato al coinvolgimento di nove persone tra cui l’ex assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi, il direttore generale del Comune Christian Malangone e la ex vice sindaca Ada Lucia De Cesaris, ipotizza i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e turbativa d’asta. La documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza contiene i dettagli dei contatti tra le parti e le strategie adottate nel delicato passaggio che avrebbe portato alla vendita di San Siro.

Paolo Scaroni, manager di lungo corso e presidente del Milan dal 2018 nonché attuale presidente di Enel, figura centrale in queste trattative, ha avuto un ruolo determinante nelle interlocuzioni con l’amministrazione comunale, soprattutto riguardo alle condizioni contrattuali come la concessione a 99 anni dello stadio e delle aree annesse per un affitto annuale di 2,5 milioni di euro.

Gli atti dell’inchiesta continuano a delineare un quadro complesso di pressioni e trattative tra Comune e società sportive, con l’intento di accelerare la manifestazione ufficiale di interesse e procedere con la vendita dello storico impianto milanese.

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