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È morto Bachisio Bandinu, voce libera della cultura sarda

Antropologo, giornalista e scrittore, aveva 87 anni. Nato a Bitti, fu direttore dell’Unione Sarda dal 1999 al 2001 e dedicò la vita allo studio dell’identità dell’isola

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Bachisio Bandinu

Pietro lavena at Italian Wikipedia, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Redazione di Redazione

È morto Bachisio Bandinu, antropologo, giornalista e scrittore tra le voci più autorevoli della cultura sarda contemporanea. Aveva 87 anni. Nato a Bitti, in provincia di Nuoro, il 22 febbraio 1939, Bandinu viveva da anni a Golfo Aranci ed era considerato uno degli interpreti più lucidi delle trasformazioni sociali, culturali ed economiche della Sardegna. Per decenni ha raccontato l’isola oltre la dimensione folkloristica, analizzando il rapporto tra tradizione e modernità, tra mondo pastorale, consumi, turismo, ambiente e identità collettiva.

Dalla Sardegna alla direzione dell’Unione Sarda

La formazione di Bandinu si sviluppò tra la Sardegna e Milano. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Cagliari, con una tesi su Antonio Fogazzaro e il modernismo, si specializzò nel campo del giornalismo e della comunicazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1972, collaborò a lungo con il Corriere della Sera, dal 1973 al 1985, affiancando all’attività giornalistica quella di insegnante e studioso.

Il ritorno in Sardegna segnò una fase centrale del suo percorso intellettuale. Bandinu fu direttore dell’Unione Sarda dal 1999 al 2001 e, prima ancora, aveva già conquistato un ruolo riconosciuto nel dibattito pubblico isolano. Nel 1993 ricevette il premio Funtana Elighe, riconoscimento legato al giornalismo, alla cultura e alle tradizioni della Sardegna.

Lo studioso del mondo agropastorale

Il nome di Bachisio Bandinu resta legato soprattutto agli studi sulla società sarda e sul mondo agropastorale. Nei suoi saggi ha indagato la trasformazione della Sardegna interna, il passaggio dalla civiltà pastorale alla società dei consumi, le tensioni tra radici comunitarie e modernizzazione, ma anche il peso del turismo e il rapporto tra uomo e ambiente.

Tra le sue opere più note figurano Il re è un feticcio, scritto con Gaspare Barbiellini Amidei, e Costa Smeralda. Come nasce una favola turistica, lavoro dedicato alla costruzione dell’immaginario turistico dell’isola. Bandinu non si limitò a conservare la memoria della Sardegna tradizionale: la interrogò, ne mise in discussione i miti, ne studiò le fratture e i cambiamenti. Il suo sguardo fu quello di un intellettuale radicato nella propria terra, ma lontano da ogni lettura retorica dell’identità.

Il ricordo della Regione Sardegna

A ricordarlo è stata anche la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, che lo ha definito “un intellettuale raro, voce libera e profonda” della cultura sarda. Nel suo messaggio di cordoglio, Todde ha sottolineato la capacità di Bandinu di leggere l’isola “oltre la superficie del racconto identitario”, cogliendone fratture, metamorfosi e persistenze.

Il contributo di Bandinu resta oggi in una produzione ampia, fatta di libri, articoli, interventi pubblici e riflessioni sul destino della Sardegna. Dai temi della lingua alla criminalità, dal turismo alla memoria collettiva, la sua voce ha accompagnato per decenni il dibattito sull’isola e sulle sue trasformazioni. Con la sua morte la Sardegna perde uno dei suoi osservatori più attenti, un intellettuale capace di unire rigore antropologico, sensibilità giornalistica e profondo legame con la propria terra.

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